L’Unione africana ha chiesto agli attori politici della Repubblica Democratica del Congo di privilegiare un dialogo inclusivo, rispettare l’ordine costituzionale e applicare gli impegni di cessate il fuoco. L’appello arriva mentre cresce la tensione tra il governo del presidente Félix Tshisekedi e il nuovo fronte politico-militare annunciato dall’ex presidente Joseph Kabila insieme a gruppi attivi nell’est del Paese.
Il presidente della Commissione dell’UA, Mahmoud Ali Youssouf, ha dichiarato di seguire gli sviluppi politici e di sicurezza. Ha accolto favorevolmente gli sforzi di Tshisekedi per un dialogo nazionale che coinvolga attori politici e sociali, ma ha anche richiamato tutte le parti alla moderazione. Il sostegno dell’UA non equivale a un’approvazione preventiva del formato scelto dal governo.
Kabila, che ha governato dal 2001 al 2019, ha assunto la guida del Front for the Refoundation of the Nation, coalizione che include esponenti della ribellione M23. Il gruppo dichiara di voler cambiare il governo e non esclude l’uso della forza.
Le autorità congolesi accusano Kabila e i ribelli di minacciare l’ordine costituzionale; gli interessati respingono le accuse o le definiscono politicamente motivate.
La crisi interna si sovrappone alla guerra nell’est, dove M23 e altri gruppi controllano territori e vie commerciali. Il governo congolese accusa il Rwanda di sostenere M23; Kigali ha negato o contestato diverse accuse, mentre rapporti internazionali hanno documentato un coinvolgimento rwandese.
Per un articolo prudente è essenziale attribuire le responsabilità contestate e distinguere i fatti verificati dalle dichiarazioni delle parti.
Sono già attivi processi diplomatici regionali e colloqui mediati dal Qatar. L’ingresso di Kabila può modificare gli equilibri perché unisce una figura politica nazionale a una struttura armata radicata nell’est. L’UA teme che la competizione per il potere centrale faccia deragliare le intese sul cessate il fuoco e allarghi il conflitto oltre le province orientali.
La popolazione paga il costo più alto. Combattimenti e controllo frammentato del territorio ostacolano aiuti, scuole, sanità e commercio. Le miniere di cobalto, rame, oro e altri minerali alimentano interessi locali e internazionali. Interruzioni nelle aree produttive o nelle rotte possono raggiungere anche le catene europee di batterie, elettronica e transizione energetica.
Per l’Italia e l’Unione europea, la priorità è sostenere un processo politico che non legittimi la conquista del potere con la forza e che protegga i civili. Servono pressione sui sostenitori esterni dei gruppi armati, tracciabilità dei minerali e finanziamenti umanitari.
Un dialogo puramente formale, privo degli attori capaci di interrompere la violenza, rischia però di non modificare la situazione sul terreno.
I prossimi indicatori saranno la composizione del tavolo nazionale, l’adesione delle opposizioni non armate, il comportamento di M23 e l’applicazione degli accordi regionali. L’appello dell’UA stabilisce un principio, ma la sua efficacia dipenderà da garanzie, monitoraggio e conseguenze concrete per chi viola il cessate il fuoco.
