Stati Uniti e India considerano possibile chiudere nelle prossime settimane il negoziato commerciale in corso. Durante la visita a Mumbai e Jamnagar, il segretario di Stato Marco Rubio ha sostenuto che il lavoro tecnico sarebbe completato per circa il 99%, pur senza annunciare una data per la firma.
La distinzione è importante: l’intesa è vicina secondo Washington, ma non è ancora conclusa e i testi definitivi non sono stati pubblicati.
Rubio ha incontrato il ministro degli Esteri indiano Subrahmanyam Jaishankar con un’agenda che comprende commercio, difesa, tecnologie, minerali critici ed energia. Gli Stati Uniti chiedono a New Delhi di aumentare gli acquisti di prodotti energetici e tecnologie americane; l’India cerca invece condizioni tariffarie più favorevoli e maggiore prevedibilità per le proprie esportazioni.
Il negoziato si svolge dopo rinvii e tensioni legati ai dazi statunitensi.
La componente energetica è la novità più concreta della tappa. Rubio ha definito l’India una potenza mondiale della raffinazione e ha indicato le strutture di Reliance Industries a Jamnagar come possibili destinatarie di maggiori volumi di greggio venezuelano.
Washington vorrebbe anche verificare se società indiane possano contribuire allo sviluppo di giacimenti in Venezuela, nel quadro della graduale riapertura del settore petrolifero del Paese.
Il progetto ha una conseguenza geopolitica diretta. Le raffinerie indiane hanno trasformato grandi quantità di greggio russo negli anni successivi all’invasione dell’Ucraina. Aumentare la quota venezuelana consentirebbe a New Delhi di diversificare le forniture e agli Stati Uniti di ridurre, almeno in parte, il peso del petrolio russo sul mercato indiano.
Non esiste però un passaggio automatico: qualità del greggio, costi di trasporto, autorizzazioni e sanzioni determinano la convenienza di ogni carico.
Il complesso di Jamnagar è particolarmente adatto a lavorare greggi pesanti, come quelli venezuelani. Questa capacità industriale rende l’India utile anche per aumentare l’offerta di diesel in un mercato mondiale sotto pressione. Rubio ha collegato la visita all’esigenza di contenere i prezzi dei carburanti, ma non ha quantificato nuovi volumi né indicato contratti già firmati con Reliance.
Per l’Europa l’effetto potenziale passa soprattutto dal diesel. L’Unione europea importa carburanti raffinati e risente rapidamente delle tensioni su petrolio, trasporto marittimo e stretto di Hormuz. Se l’India riuscisse a trasformare più greggio venezuelano e ad aumentare le esportazioni, l’offerta aggiuntiva potrebbe attenuare la pressione.
Al contrario, ritardi logistici o nuove restrizioni manterrebbero elevati i costi per imprese, autotrasporto e famiglie italiane.
La visita rafforza anche il ruolo dell’India come partner statunitense nell’Indo-Pacifico, in funzione di equilibrio rispetto alla Cina. Difesa e tecnologia restano quindi intrecciate al commercio: un accordo non riguarderebbe soltanto i dazi, ma potrebbe facilitare investimenti, catene di fornitura e cooperazione sui semiconduttori e sui minerali strategici.
I prossimi elementi verificabili saranno il testo dell’accordo, l’eventuale calendario di riduzione dei dazi e contratti energetici specifici. Fino alla pubblicazione di questi documenti, le percentuali indicate da Rubio descrivono lo stato politico del negoziato, non obblighi già in vigore per aziende o consumatori.
