Il governo guidato da Giorgia Meloni diventa il più longevo della storia repubblicana italiana. Il 4 settembre 2026 l’esecutivo supera il primato di 1.412 giorni consecutivi attribuito al secondo governo di Silvio Berlusconi, rimasto in carica dal giugno 2001 all’aprile 2005. Meloni è presidente del Consiglio dal 22 ottobre 2022 e ha mantenuto fino a oggi la stessa coalizione formata da Fratelli d’Italia, Lega e Forza Italia.
Il record misura la continuità di un singolo governo, non la durata complessiva di una persona a Palazzo Chigi in mandati diversi. Nella storia italiana alcuni presidenti del Consiglio hanno governato più a lungo sommando esecutivi separati, ma ogni crisi, dimissione e nuovo giuramento interrompe il conteggio. Anche per questo il dato assume un valore particolare in una Repubblica abituata a frequenti cambi di maggioranza o di squadra ministeriale.
La Costituzione non stabilisce una durata fissa per il governo. È il Parlamento a mantenerlo in carica attraverso la fiducia, mentre la legislatura può durare al massimo cinque anni. Un esecutivo termina quando il presidente del Consiglio si dimette, perde il sostegno delle Camere o si arriva a un passaggio istituzionale che richiede la formazione di un nuovo gabinetto. La longevità dipende quindi dalla coesione politica e dalla capacità di superare voti, tensioni interne e appuntamenti elettorali.
La coalizione ha attraversato divergenze su rapporti con l’Unione europea, politica estera, spesa pubblica e leadership del centrodestra senza arrivare alla rottura. La morte di Silvio Berlusconi nel 2023 ha obbligato Forza Italia a ridefinire il proprio equilibrio, mentre la Lega ha alternato richieste identitarie e collaborazione di governo. Fratelli d’Italia, forte del risultato del 2022 e di sondaggi rimasti solidi, ha conservato la posizione dominante nell’alleanza.
La stabilità ha rafforzato la credibilità finanziaria del Paese secondo diversi analisti, perché ha reso più prevedibili bilanci, rapporti con Bruxelles e attuazione degli impegni europei. Il governo rivendica crescita dell’occupazione, riduzione della disoccupazione, disciplina dei conti e diminuzione degli arrivi irregolari. Il giudizio economico resta più articolato: la crescita del prodotto interno lordo è debole, la produttività continua a essere un problema strutturale e il debito pubblico limita lo spazio per nuove politiche.
Le opposizioni contestano l’idea che la durata possa essere presentata come prova di efficacia. Sanità, scuola, salari e riforme istituzionali restano terreni di scontro, mentre la sconfitta nel referendum sulla giustizia del marzo 2026 ha mostrato che una maggioranza parlamentare stabile non garantisce automaticamente consenso su ogni progetto. La domanda politica non è soltanto quanto a lungo un governo riesca a restare unito, ma quali trasformazioni produca durante quel tempo.
Sul piano internazionale Meloni ha consolidato un profilo pragmatico, mantenendo il sostegno all’Ucraina, collaborando con la Commissione europea e coltivando il rapporto con gli Stati Uniti. Questa linea ha ridotto parte delle diffidenze iniziali verso una leader proveniente dalla destra nazional-conservatrice. Allo stesso tempo, la nascita del movimento di Roberto Vannacci crea concorrenza sul fianco più radicale e può sottrarre consensi alla coalizione in vista delle elezioni previste nel 2027.
Il primato del 4 settembre rappresenta dunque un fatto istituzionale raro, ma non chiude il confronto sul governo. La continuità offre tempo per programmare e assumere responsabilità riconoscibili; rende però più difficile attribuire ritardi e risultati mancati alla brevità dell’esperienza. Da ora la longevità diventa parte della campagna politica: per la maggioranza è il simbolo di una stagione più stabile, per gli avversari è il periodo sul quale chiedere un bilancio concreto.