La fame può modificare il modo in cui il cervello costruisce il ricordo dell’alcol come ricompensa. Lo suggerisce uno studio della Brown University condotto sui moscerini della frutta, nel quale i ricercatori hanno isolato un gruppo di neuroni sensibili alla privazione di cibo e seguito il loro effetto sull’apprendimento associato all’alcol.
Il gruppo ha individuato neuroni che contengono octopamina, un neurotrasmettitore degli insetti con funzioni in parte paragonabili a quelle della noradrenalina umana. Quando i moscerini erano affamati, questo circuito influenzava la probabilità che l’esperienza con l’alcol venisse memorizzata come gratificante.
Drosophila è un modello molto usato nelle neuroscienze perché possiede circuiti relativamente semplici, strumenti genetici avanzati e comportamenti di apprendimento misurabili. Nonostante la distanza dall’essere umano, molti principi cellulari e molecolari di base possono essere studiati con grande precisione.
La scoperta collega due sistemi che spesso vengono analizzati separatamente: il controllo dell’energia e la formazione delle memorie di ricompensa. Quando l’organismo è in deficit di cibo, i segnali che regolano la ricerca di nutrienti potrebbero cambiare anche il valore attribuito ad altre sostanze.
Il risultato non dimostra che saltare un pasto causi dipendenza da alcol nelle persone. Il comportamento umano dipende da fattori biologici, psicologici, sociali e ambientali molto più complessi. Inoltre l’octopamina non è identica alla noradrenalina e i circuiti dei moscerini non riproducono l’intero cervello umano.
Il valore dello studio è individuare un meccanismo preciso da verificare in modelli successivi. I ricercatori possono ora osservare come lo stato nutrizionale modifichi specifiche cellule, quali geni si attivino e se interrompere quel passaggio riduca la memoria gratificante senza alterare altre funzioni essenziali.
Comprendere questi collegamenti potrebbe aiutare a spiegare perché fame, stress metabolico e schemi alimentari irregolari coincidano talvolta con una maggiore vulnerabilità ai comportamenti compulsivi. Ma passare da una correlazione sperimentale a una strategia di prevenzione o cura richiede studi su mammiferi e poi sperimentazioni cliniche.
La ricerca sulle dipendenze cerca bersagli che riducano il richiamo della sostanza senza cancellare apprendimento e motivazione normali. Un circuito condiviso con la fame pone una difficoltà: interferire in modo troppo ampio potrebbe modificare l’appetito o la risposta allo stress.
Per questo gli autori presentano il lavoro come un tassello di neuroscienza di base. Non propone di usare il cibo come trattamento, né indica che mangiare prima di bere protegga dalla dipendenza o dagli effetti acuti dell’alcol.
La conclusione più prudente è che lo stato interno dell’organismo partecipa alla costruzione dei ricordi di ricompensa. Nel moscerino, la fame non è soltanto uno stimolo a cercare cibo: cambia anche il modo in cui un’esperienza con l’alcol viene codificata e richiamata.
Per capire se esista un parallelo nei mammiferi bisognerà identificare circuiti equivalenti e distinguere gli effetti della fame da stress, ormoni e cambiamenti generali del comportamento.
