Ambiente

Clima, l’UNEP calcola il percorso di rientro: emissioni giù del 45% entro il 2035

L’Emissions Gap Report 2026 considera ormai probabile il superamento di 1,5 °C. Per limitare il picco a 1,7–1,8 °C servono tagli molto più rapidi degli impegni attuali.

21 ottobre 2026 alle ore 18:47 · Nairobi · 3 min di lettura

A cura della Redazione CurioMondo

Illustrazione editoriale IA di ricercatori che analizzano traiettorie climatiche con impianti solari ed eolici sullo sfondo; scena non documentaria.
Illustrazione editoriale CurioMondo generata con IA per rappresentare questa notizia; non è una fotografia documentaria.
Il punto in tre dati
45%taglio delle emissioni richiesto entro il 2035
1,7–1,8 °Cpicco nello scenario minimo
320 GtCO₂ da rimuovere nel secolo

Il mondo è destinato a superare la soglia di 1,5 °C rispetto all’era preindustriale, ma può ancora contenere il superamento e tornare a quel livello entro la fine del secolo. È la conclusione centrale dell’Emissions Gap Report 2026 pubblicato il 21 ottobre dal Programma delle Nazioni Unite per l’ambiente.

Il documento non presenta il rientro come automatico: descrive il percorso meno sfavorevole ancora disponibile e ne quantifica le condizioni.

Nello scenario di superamento minimo, il riscaldamento raggiunge un picco di 1,7–1,8 °C intorno alla metà del secolo e torna a 1,5 °C o meno entro il 2100 con una probabilità di circa il 50%.

Per restare su questa traiettoria, le emissioni globali di gas serra devono diminuire, rispetto ai livelli del 2025, del 18% entro il 2030, del 45% entro il 2035 e del 69% entro il 2040.

La distanza dagli impegni già presentati è ampia. Secondo l’UNEP, l’attuazione integrale degli NDC, i contributi nazionali previsti dall’Accordo di Parigi, produrrebbe un calo compreso fra il 5 e l’8% entro il 2030 e fra l’11 e il 15% entro il 2035.

Nel decennio 2025–2035 servirebbe invece una riduzione media annua del 5,7%, superiore a quella dei percorsi elaborati in precedenza dall’IPCC.

Le proiezioni chiariscono anche la differenza tra promesse e politiche effettive. Con le politiche oggi in vigore, il riscaldamento potrebbe arrivare a 2,8 °C nel corso del secolo. Se tutti gli NDC fossero realizzati e lo sforzo proseguisse, la stima scenderebbe a 2,6 °C.

Anche aggiungendo tutti gli obiettivi di neutralità climatica dichiarati, il valore indicato è 2,1 °C.

Il ritorno verso 1,5 °C richiederebbe inoltre di rimuovere dall’atmosfera e immagazzinare in modo permanente circa 320 miliardi di tonnellate di CO₂ nel corso del secolo. L’UNEP paragona questa quantità a circa otto anni delle emissioni mondiali di anidride carbonica del 2024 e sottolinea che costi, tecnologia e accettabilità sociale rendono incerto un impiego di questa scala.

Il rapporto non conclude che le politiche climatiche siano inefficaci. Più di 220 valutazioni esaminate mostrano che gli interventi nel settore elettrico hanno ridotto in media le emissioni del 9%, mentre strumenti economici come tasse sul carbonio e sistemi cap-and-trade hanno ottenuto riduzioni fra il 5 e il 13% nei periodi osservati.

Il problema è che questi risultati restano concentrati in alcuni Paesi e settori.

La crescita delle rinnovabili offre un margine concreto. Dall’Accordo di Parigi, la capacità elettrica rinnovabile è aumentata tre volte più rapidamente di quanto si prevedesse e il fotovoltaico sette volte più rapidamente.

Continuare su questa traiettoria potrebbe rendere raggiungibile l’obiettivo di triplicare la capacità rinnovabile entro il 2030, ma non sostituisce il calo dei combustibili fossili e del metano richiesto dal percorso.

Ogni cinque anni trascorsi agli attuali livelli di CO₂ aggiungono, secondo l’UNEP, circa 0,1 °C al picco di riscaldamento. La conseguenza pratica è che rinviare i tagli aumenta sia la temperatura massima sia la quantità di rimozioni future necessarie.

Il rapporto sposta quindi la discussione da una soglia considerata semplicemente persa a una domanda misurabile: quanto durerà il superamento e quanto alto sarà il picco.

I prossimi piani climatici nazionali dovranno essere valutati rispetto a questi ordini di grandezza. Un obiettivo al 2035 compatibile con il percorso indicato non può limitarsi a prolungare il ritmo attuale: deve accelerare produzione elettrica pulita, efficienza, riduzione del metano e uscita dai combustibili fossili, proteggendo al tempo stesso persone e territori dagli impatti già inevitabili.

Fonti consultate

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Testo originale CurioMondo. Ultimo aggiornamento editoriale: 21 ottobre 2026 alle ore 18:47.
Illustrazione editoriale CurioMondo generata con IA per rappresentare questa notizia; non è una fotografia documentaria.