Stati Uniti e Iran hanno tenuto un nuovo round di colloqui a margine dell’Assemblea generale dell’ONU a New York. L’inviato americano Steve Witkoff ha definito il confronto promettente e costruttivo, ma le parti non hanno annunciato un accordo.
Secondo le ricostruzioni disponibili, il contatto è durato circa tre ore e ha coinvolto il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi. La valutazione positiva di Witkoff descrive il clima riferito dalla delegazione statunitense: non certifica un’intesa né il superamento delle condizioni poste da Teheran.
L’Iran continua a collegare i progressi alla riduzione della pressione militare, alla rimozione del blocco sui porti e allo sblocco di fondi congelati. Un alto funzionario iraniano ha indicato la possibilità di riaprire lo Stretto di Hormuz entro sette giorni se Washington compirà passi concreti.
Donald Trump ha detto che i contatti proseguono e che ritiene possibile una soluzione. Il presidente aveva però accompagnato il discorso all’ONU con nuove minacce e con la richiesta di isolare economicamente l’Iran: apertura diplomatica e pressione restano quindi presenti nello stesso momento.
Il mercato petrolifero ha reagito ai segnali di dialogo e alla parziale ripresa delle esportazioni saudite. Il Brent è sceso sotto 100 dollari al barile durante gli scambi del 22 settembre. Il movimento riflette aspettative sulla disponibilità futura di greggio, non una pace già raggiunta.
Il prossimo passaggio dipende dalla trasformazione delle richieste in impegni verificabili. Finché non esiste un testo concordato, riapertura di Hormuz, alleggerimento delle misure americane e rilascio dei fondi restano condizioni negoziali.
