Il segretario al Tesoro americano Scott Bessent ha detto che Washington ha proposto alla Cina un meccanismo di notifica sulla sicurezza dell’intelligenza artificiale. L’ipotesi è sul tavolo del vertice tra Donald Trump e Xi Jinping di questa settimana.
Bessent e il vicepremier cinese He Lifeng hanno concluso domenica 20 settembre a New York una giornata di colloqui economici. C’era anche il rappresentante al commercio americano Jamieson Greer. L’incontro si è svolto nella sede di JPMorgan Chase.
Bessent ha detto che il canale si chiamerebbe «U.S.-China A.I. dialogue». Scatterebbe quando una questione legata all’IA arriva al livello di sicurezza nazionale.
«Pensiamo che, come per ogni attività transfrontaliera, passare dall’opacità a una maggiore trasparenza tra la prima e la seconda potenza dell’IA al mondo sia molto importante», ha detto Bessent ai giornalisti.
Trump e Xi avevano già parlato a maggio a Pechino di consultazioni sull’IA. Quel foro non è stato formalizzato. Le parti, secondo Bessent, hanno accettato di rivedersi sul tema.
Greer ha detto che i controlli USA sull’export di chip avanzati e macchinari per semiconduttori non erano all’ordine del giorno di quel meccanismo. I colloqui devono preparare il vertice di giovedì e venerdì a Washington.
L’agenzia di Stato Xinhua, nel resoconto cinese, ha scritto che le due parti hanno discusso di intelligenza artificiale. Non ha menzionato la proposta americana di un sistema di allerta.
I due Paesi stanno anche trattando dazi e tregua commerciale, in scadenza il 10 novembre. Greer ha parlato di lavoro per «operazionalizzare» tagli tariffari su beni non strategici.
Xi Jinping arriverà mercoledì 23 a Joint Base Andrews. Giovedì 24 sono previsti cerimonia di Stato e pranzo alla Casa Bianca. L’IA è tra i temi indicati da funzionari americani insieme a terre rare e tregua sui dazi.
La proposta resta una dichiarazione della parte americana. Non risulta un testo firmato né un calendario operativo.
Per l’Italia il canale conta perché le filiere di chip e minerali critici passano da Washington e Pechino. L’intesa Tajani-Rubio firmata lunedì a New York si muove sullo stesso scacchiere, dal lato atlantico.
