Italia · Cronaca

Truffa dello specchietto a Torino: fuga a 200 km/h dopo 30 euro sottratti a un’85enne

La Squadra mobile osserva il raggiro, assiste la vittima e insegue l’auto lungo la statale 11. Arrestati un uomo di 54 anni e una donna di 49; il denaro è stato restituito.

5 settembre 2026 · aggiornato alle 17:35 · Italia / Piemonte / Cronaca · 4 min di lettura

A cura della · Come lavoriamo

Scena editoriale contestuale di un’auto bianca fermata a bordo strada e una motocicletta della polizia dopo un inseguimento nell’area torinese
Illustrazione editoriale CurioMondo generata con IA per rappresentare questa notizia; non è una fotografia documentaria.
Il caso in tre dati
85 annil’età della vittima del raggiro
30 eurola somma recuperata e restituita
Quasi 200 km/hla velocità raggiunta durante la fuga

Un raggiro da 30 euro si è trasformato in un inseguimento ad altissima velocità tra Torino e Settimo Torinese. La polizia ha arrestato un uomo di 54 anni e una donna di 49, accusati di avere messo in scena la cosiddetta truffa dello specchietto ai danni di un’automobilista di 85 anni. Gli agenti in borghese della quarta sezione della Squadra mobile, impegnata nel contrasto al crimine diffuso, avrebbero osservato direttamente la sequenza e sono intervenuti subito dopo il pagamento.

L’attenzione degli investigatori è stata richiamata da un’auto bianca che procedeva lentamente nella zona nord della città, con la parte riflettente dello specchietto sinistro già danneggiata. Secondo la ricostruzione riportata da ANSA e La Stampa, il veicolo avrebbe lasciato passare l’auto dell’anziana, simulato un contatto e poi accelerato suonando il clacson. La donna, convinta di avere provocato un danno, si è fermata e ha consegnato 30 euro in uno stato di agitazione.

A quel punto l’operazione si è divisa in due. Una pattuglia è rimasta con la vittima per assisterla e ricostruire l’accaduto, mentre i poliziotti in motocicletta hanno seguito l’auto lungo la statale 11. Durante la fuga il veicolo avrebbe sfiorato i 200 chilometri orari. Il fermo è avvenuto nei pressi di Settimo Torinese, senza che le fonti consultate segnalino feriti o collisioni. La somma sottratta è stata recuperata e restituita all’85enne.

Nel corso dell’inseguimento, la passeggera avrebbe strappato e colpito il parabrezza di una delle motociclette della polizia. Per questo episodio è stata anche denunciata per danneggiamento. L’auto usata dalla coppia è stata sequestrata; entrambi sono stati arrestati per truffa e trasferiti in carcere. Le contestazioni si collocano nella fase delle indagini e dovranno essere valutate nelle successive sedi giudiziarie.

La “truffa dello specchietto” sfrutta un meccanismo semplice: un danno già presente viene attribuito a un automobilista di passaggio, spesso accompagnando l’accusa con un rumore provocato apposta o con una brusca richiesta di fermarsi. Il truffatore propone poi un pagamento immediato e relativamente basso, presentandolo come il modo più rapido per evitare assicurazione, denuncia o altre complicazioni. La pressione e la sorpresa riducono il tempo concesso alla vittima per controllare ciò che è realmente successo.

Una richiesta di poche decine di euro può sembrare poco credibile proprio perché modesta, ma questa proporzione è parte della tecnica: la persona può preferire pagare per chiudere subito la discussione. L’elemento decisivo non è il valore dello specchietto, bensì l’urgenza costruita attorno alla presunta responsabilità. Nel caso torinese, la presenza casuale degli agenti ha permesso di confrontare la scena con il danno già visibile sull’auto sospetta.

In una situazione simile è prudente non consegnare contanti e non seguire l’altro automobilista verso luoghi isolati. Si può restare in un punto illuminato e frequentato, chiudere l’auto se ci si sente minacciati e chiamare il 112, indicando posizione, descrizione del veicolo e targa soltanto se è possibile osservarla senza esporsi. Fotografie e contatti assicurativi possono essere gestiti in sicurezza; un risarcimento immediato sul ciglio della strada non è necessario per documentare un vero incidente.

Il caso riunisce due condotte diverse che saranno esaminate separatamente: il presunto raggiro ai danni dell’anziana e la successiva fuga, capace di creare un rischio ben superiore alla cifra sottratta. Restano ora gli accertamenti sul veicolo e su eventuali altri episodi riconducibili allo stesso metodo. I fatti già confermati dalle fonti sono il fermo della coppia, il sequestro dell’auto, il recupero dei 30 euro e il trasferimento degli arrestati in carcere.

Fonti consultate

Testo originale CurioMondo. Ultimo aggiornamento editoriale: 5 settembre 2026, ore 17:35 italiane.