Mente & Corpo · Psicologia

Tetris dopo un trauma può ridurre i ricordi intrusivi? Cosa mostrano gli studi

Alcuni studi sperimentali e piccoli trial clinici indicano che una breve procedura con richiamo del ricordo e circa 20 minuti di Tetris può ridurre i flashback nelle settimane successive. Non è però una cura fai-da-te né una prevenzione dimostrata del PTSD.

9 agosto 2026 · 7 min di lettura

A cura della · Come lavoriamo

Giovane seduto in una sala d’attesa mentre gioca a Tetris sullo smartphone
Illustrazione editoriale CurioMondo generata con IA per rappresentare questa notizia; non è una fotografia documentaria.
IL QUADRO IN TRE DATI
71 personepartecipanti nel trial condotto dopo incidenti stradali
Entro 6 orefinestra usata nello studio in pronto soccorso
~20 minutidurata del gioco nella procedura sperimentale

L’idea sembra sorprendente: un videogioco nato negli anni Ottanta potrebbe avere un ruolo nello studio dei ricordi traumatici. La ricerca non dice però che “basta giocare a Tetris” per prevenire il disturbo da stress post-traumatico. Il risultato più solido e specifico riguarda una possibile riduzione dei ricordi intrusivi visivi, cioè immagini involontarie dell’evento che tornano alla mente.

In un trial controllato condotto in un pronto soccorso, 71 persone coinvolte in incidenti stradali hanno ricevuto entro sei ore una procedura breve. L’intervento comprendeva un rapido richiamo dell’evento, istruzioni su un compito di rotazione mentale e circa venti minuti di Tetris. Nel corso della settimana successiva, il gruppo che aveva svolto la procedura ha riferito meno ricordi intrusivi rispetto al gruppo di controllo.

Questo dettaglio è fondamentale: lo studio non ha testato semplicemente il gioco usato in modo casuale. Ha testato una procedura strutturata, applicata in un contesto clinico e in una finestra temporale precisa.

I ricordi traumatici intrusivi hanno spesso una componente fortemente visiva. Tetris richiede di osservare forme, immaginare rotazioni e decidere rapidamente dove collocarle. Secondo l’ipotesi dei ricercatori, il compito compete temporaneamente per alcune delle stesse risorse visuo-spaziali usate dalla mente per consolidare o riattivare le immagini traumatiche.

In termini semplici, il cervello avrebbe una capacità limitata di gestire contemporaneamente due attività visive molto impegnative. Questa interferenza potrebbe rendere meno vivide o meno frequenti alcune immagini involontarie senza cancellare il ricordo dell’evento.

La procedura non mira a far dimenticare ciò che è accaduto. Le persone continuano a ricordare l’evento e possono raccontarlo. L’obiettivo studiato è più ristretto: ridurre la frequenza delle immagini intrusive che arrivano senza essere cercate e che possono provocare forte disagio.

Questa distinzione evita un equivoco frequente. La memoria autobiografica, la comprensione dell’accaduto e i flashback visivi non sono esattamente la stessa cosa.

I ricordi intrusivi sono uno dei sintomi centrali del disturbo da stress post-traumatico, ma il PTSD comprende anche evitamento, alterazioni dell’umore, ipervigilanza, disturbi del sonno e altri sintomi. Ridurre i flashback non equivale automaticamente a prevenire o curare l’intero disturbo.

Una revisione del 2026 ha rilevato che i piccoli studi disponibili mostrano in modo abbastanza coerente una riduzione dei ricordi intrusivi nel breve periodo, mentre gli effetti sugli altri sintomi del PTSD e sui risultati a lungo termine rimangono misti o inconcludenti.

Gli studi utilizzano protocolli precisi, spesso con un richiamo controllato del ricordo prima del gioco. Provare autonomamente a riattivare un trauma può essere destabilizzante per alcune persone. Inoltre, chi ha vissuto un evento grave potrebbe avere bisogno di assistenza medica, psicologica o di sicurezza immediata.

Tetris non sostituisce una valutazione professionale, la psicoterapia focalizzata sul trauma o altri trattamenti raccomandati. La ricerca descrive una strategia sperimentale promettente, non una prescrizione universale.

Il valore scientifico della ricerca va oltre il singolo videogioco. Suggerisce che i ricordi possono essere influenzati da compiti cognitivi scelti in base al modo in cui la memoria viene rappresentata. Studi successivi stanno infatti valutando anche altri compiti visuo-spaziali e procedure digitali guidate.

La domanda futura non è soltanto se Tetris funzioni, ma per chi, in quale momento, con quale dose, con quale guida e su quali sintomi. Servono trial più grandi e follow-up più lunghi prima di trasformare questa idea in un intervento clinico standard.

La formulazione più corretta è questa: una breve procedura che include Tetris, svolta dopo un richiamo controllato del trauma, ha ridotto i ricordi intrusivi in alcuni studi. È un risultato affascinante e potenzialmente utile, ma non dimostra che giocare da soli nelle ore successive a un evento traumatico impedisca lo sviluppo del PTSD.

Fonti consultate

Questo articolo descrive ricerca sperimentale e non sostituisce una valutazione medica o psicologica. Testo originale CurioMondo, aggiornato il 9 agosto 2026.

Le tue scelte sulla privacy

I cookie necessari fanno funzionare CurioMondo. Gli altri servizi si attivano solo con il tuo consenso.

Necessari

Consenso, tema e funzioni richieste.

Preferenze

Disattivati finché non li autorizzi.

Statistiche

Disattivati finché non li autorizzi.

Marketing

Disattivati finché non li autorizzi.

Contenuti esterni

Disattivati finché non li autorizzi.