L’Italia conta 495 sperimentazioni oncologiche accademiche e registrative aperte al reclutamento. Il dato è stato presentato a Napoli durante l’Annual Meeting di Alleanza Contro il Cancro. Nel confronto europeo il Paese segue Spagna, Francia e Regno Unito.
In Europa risultano circa 3.000 trial oncologici aperti, contro 5.200 negli Stati Uniti e 5.300 in Asia. I numeri, ricavati da ClinicalTrials.gov e illustrati da Giuseppe Curigliano, descrivono gli studi disponibili al reclutamento. Non misurano direttamente qualità, risultati clinici o numero di pazienti arruolati.
La Spagna guida il gruppo europeo citato con 708 sperimentazioni, seguita dalla Francia con 635 e dal Regno Unito con 520. L’Italia resta vicina ai principali sistemi continentali, ma il divario aggregato con Stati Uniti e Asia mostra uno spostamento della capacità di sviluppo.
Una sperimentazione aperta non equivale a un farmaco già approvato. Il percorso comprende reclutamento, raccolta dei dati, analisi, valutazione regolatoria e controlli di sicurezza. Anche studi negativi possono produrre conoscenza utile, mentre il semplice numero non indica automaticamente un vantaggio terapeutico immediato.
Al convegno è stata evidenziata anche l’accelerazione cinese, sostenuta da un vasto ecosistema farmaceutico e biotecnologico. Per l’Europa, i fattori decisivi sono tempi autorizzativi, investimenti, reti ospedaliere e capacità di coinvolgere i pazienti. Sono questi gli indicatori da seguire oltre alla classifica numerica.
