Il prezzo del petrolio ha aperto la nuova settimana con un nuovo forte rialzo. Alle 22:14 GMT di domenica 13 settembre, cioè poco dopo la mezzanotte italiana, i future sul Brent salivano di 3,62 dollari, pari al 3,46%, a 108,23 dollari al barile. Il WTI guadagnava 3,15 dollari, il 3,15%, a 103,20 dollari.
L’aggiornamento di Reuters collega il movimento ai nuovi attacchi che hanno interessato l’Arabia Saudita e il traffico marittimo nel Golfo durante il fine settimana. Il mercato sta incorporando un premio di rischio più elevato per la possibilità che le interruzioni alle infrastrutture energetiche e alle rotte marittime durino più del previsto.
Il nodo principale resta la pipeline saudita Est-Ovest. L’infrastruttura, fondamentale perché permette di spostare greggio verso il Mar Rosso evitando lo Stretto di Hormuz, è stata fermata dopo attacchi con droni. Negli ultimi mesi trasportava circa 4 milioni di barili al giorno verso Yanbu.
Reuters stima che, se l’interruzione si prolungasse, potrebbe essere messa sotto pressione una quantità di petrolio vicina al 4% dell’offerta mondiale. Le scorte presenti a Yanbu possono attenuare l’impatto iniziale, ma il margine si riduce se i lavori di ripristino e le limitazioni logistiche continuano per diversi giorni.
La tensione è aggravata dagli episodi nello Stretto di Hormuz. Una nave commerciale iraniana è stata colpita vicino all’isola di Qeshm e altri incidenti marittimi hanno alimentato l’incertezza sulle condizioni di sicurezza del passaggio, uno dei punti più importanti del commercio energetico mondiale.
Il rialzo dei prezzi non significa automaticamente che la stessa quantità di greggio sia già scomparsa dal mercato. I future reagiscono anche alle aspettative: se operatori e compagnie ritengono più probabili ritardi, costi assicurativi maggiori o nuove interruzioni, il prezzo può salire prima che il deficit fisico si manifesti completamente.
Il quadro regionale resta inoltre legato alla guerra con l’Iran e agli attacchi degli Houthi contro obiettivi sauditi. Associated Press ha riferito di un’intensificazione dei combattimenti in Yemen e di nuovi attacchi con droni e missili contro l’Arabia Saudita, un contesto che amplia il rischio per infrastrutture e rotte vicine al Mar Rosso.
Per consumatori e imprese la variabile da seguire è la durata dello shock. Un petrolio stabilmente sopra i 100 dollari può trasmettersi ai carburanti, ai trasporti e ai costi industriali, con effetti successivi sull’inflazione. La rapidità del passaggio dipende però da tasse, scorte, contratti di fornitura e andamento del cambio.
Restano quindi due indicatori decisivi nelle prossime ore: il tempo necessario per riportare la pipeline saudita a piena operatività e la continuità del traffico nello Stretto di Hormuz. Un miglioramento su uno dei due fronti potrebbe ridurre il premio di rischio; nuovi attacchi o ritardi nelle riparazioni potrebbero invece mantenerlo elevato.
