L’Istituto Superiore di Sanità ha aggiornato al 10 settembre il quadro della West Nile in Italia: i casi confermati sono 594 e i decessi notificati 41. La circolazione del virus è stata documentata in 79 province appartenenti a 19 regioni, secondo il settimo bollettino della sorveglianza integrata.
Una settimana prima i casi confermati erano 521 e i decessi 26. L’aumento del bollettino non equivale però necessariamente a contagi avvenuti tutti negli ultimi sette giorni, perché le notifiche possono includere casi con esordio precedente che vengono confermati e registrati successivamente.
Il dato italiano si inserisce in una stagione europea intensa. Nel rapporto pubblicato il 9 settembre, l’ECDC indica l’Italia come il Paese europeo con il maggior numero di casi umani segnalati nel 2026 e sottolinea che la circolazione del virus è elevata in diversi Paesi.
Il confronto tra le due fonti richiede attenzione alle date. L’ECDC utilizzava dati trasmessi fino al 3 settembre e riportava 516 casi acquisiti localmente in Italia e 25 decessi; il bollettino ISS successivo fotografa una situazione più aggiornata e comprende il totale nazionale confermato secondo la sorveglianza italiana.
Il Ministero della Salute ricorda che il virus viene trasmesso soprattutto dalle zanzare del genere Culex e non passa da persona a persona attraverso i normali contatti. La maggior parte delle infezioni non provoca sintomi, mentre le forme gravi interessano una quota molto più piccola dei contagi e colpiscono più spesso anziani e persone fragili.
La sorveglianza non riguarda soltanto i pazienti. In Italia vengono monitorati anche zanzare, uccelli, cavalli e donazioni di sangue, organi, tessuti e cellule. Il Centro Nazionale Trapianti ha riattivato dal 1° giugno le misure stagionali specifiche, che restano previste fino al 30 novembre.
Per i cittadini, le indicazioni ufficiali restano concentrate sulla prevenzione delle punture: repellenti, abiti che coprano maggiormente la pelle nelle ore più favorevoli alle zanzare, zanzariere e riduzione dei ristagni d’acqua domestici. In presenza di sintomi sospetti, il Ministero raccomanda di rivolgersi al medico.
Il punto più utile del nuovo aggiornamento è la combinazione tra diffusione geografica e crescita delle notifiche. I numeri non descrivono da soli il rischio individuale, ma confermano che la sorveglianza deve restare attiva anche nella parte finale dell’estate e nelle prime settimane autunnali.
