Il petrolio ha aperto in lieve calo il 27 ottobre, senza allontanarsi dai massimi degli ultimi sei mesi. Alle 00 GMT i future sul Brent cedevano 66 centesimi, lo 0,57%, a 115,15 dollari al barile. Il WTI statunitense scendeva di 44 centesimi a 101,32 dollari.
La flessione riflette una riduzione parziale del timore di nuove interruzioni dell’offerta. Arabia Saudita, Turchia e Pakistan hanno incontrato funzionari iraniani a Teheran e le quattro parti hanno concordato di proseguire il confronto su pace e sicurezza regionale.
Riad ha presentato la visita come un tentativo di mantenere canali negoziali aperti e impedire una nuova escalation militare. La prospettiva di colloqui ha tolto pressione alle quotazioni, ma non equivale a un accordo né garantisce la sicurezza delle infrastrutture energetiche.
Le perdite sono rimaste contenute perché gli attacchi degli Houthi contro l’Arabia Saudita continuano a minacciare aeroporti e impianti. Anche la navigazione intorno allo Stretto di Hormuz resta esposta. Secondo dati citati da Reuters, ottobre è il mese con più attacchi alle navi commerciali nell’area dall’inizio della serie nel 2017.
Prima della guerra iniziata in febbraio, attraverso Hormuz transitava circa un quinto delle forniture energetiche mondiali. Il dato spiega perché ogni segnale militare o diplomatico si rifletta rapidamente sui prezzi: il mercato valuta non solo i barili disponibili, ma anche il rischio che una rotta fondamentale venga ostacolata.
Il Brent aveva superato 117 dollari la settimana precedente dopo una serie di attacchi contro petroliere ed era tornato a toccare quella soglia il 26 ottobre. Il movimento del mattino è quindi una correzione limitata rispetto a livelli già elevati, non un ritorno alle quotazioni precedenti alla crisi.
Per famiglie e imprese italiane il prezzo del greggio è solo uno dei fattori che incidono su carburanti ed energia. Contano anche cambio euro-dollaro, costi di raffinazione, imposte, margini e tempi di trasferimento lungo la filiera. Una variazione intraday del Brent non si traduce automaticamente nella stessa variazione alla pompa.
Le prossime indicazioni dipenderanno dalla continuità dei colloqui di Teheran, dalla sicurezza dei flussi fisici e dalle decisioni delle grandi banche centrali. Il dato utile del mattino è quindi doppio: quotazioni leggermente più basse, ma rischio geopolitico ancora sufficiente a mantenerle vicino ai massimi semestrali.
