L’Organizzazione mondiale della sanità chiede di rafforzare la supervisione etica della ricerca sanitaria che utilizza l’intelligenza artificiale. Il nuovo rapporto, presentato il 21 settembre, propone indicazioni per ricercatori, comitati etici, regolatori, finanziatori e responsabili delle politiche pubbliche.
L’OMS individua rischi legati a trasparenza, distorsioni dei modelli, equità, responsabilità, privacy e possibili danni prodotti dall’impiego rapido degli strumenti. Il documento non sostiene che ogni applicazione sia pericolosa: chiede che benefici e rischi siano valutati prima e durante lo studio.
Il rapporto distingue tre categorie: ricerca sanitaria sui dati che utilizza l’IA, ricerca su strumenti e tecnologie di IA e studi sanitari dedicati a valutare questi strumenti. La distinzione serve ad adattare la revisione etica alla funzione effettiva del sistema.
La supervisione dovrebbe accompagnare l’intero ciclo, dalla progettazione alla pubblicazione, fino a regolazione e applicazione. Individuare un problema soltanto alla fine può essere insufficiente quando dati, modelli o decisioni hanno già influenzato partecipanti e risultati.
I comitati etici mantengono un ruolo centrale, ma potrebbero aver bisogno di formazione, competenze tecniche e risorse aggiuntive. L’OMS attribuisce responsabilità anche a riviste scientifiche, organismi di governo dei dati, associazioni professionali e autorità di regolazione.
Un’attenzione specifica riguarda i Paesi a reddito basso e medio. Gran parte della ricerca e dello sviluppo tecnologico resta concentrata nei Paesi più ricchi; senza leadership e partecipazione locali, gli strumenti potrebbero non rappresentare popolazioni, sistemi sanitari e priorità differenti.
Le raccomandazioni costituiscono un quadro di supervisione e non una nuova terapia o un’autorizzazione clinica. La loro applicazione dipenderà dalle regole nazionali, dalle istituzioni di ricerca e dalle procedure adottate per ciascun progetto.
Tra le misure operative indicate figurano l’identificazione precoce dei rischi, una comunicazione trasparente e la valutazione delle conseguenze sociali più ampie. Il controllo non viene affidato a un unico organismo: il rapporto propone responsabilità distribuite lungo l’intera filiera della ricerca.
