Economia · Costo della vita

Milano resta la più cara: il paniere Codacons supera Napoli di quasi 291 euro

L’analisi usa 20 prodotti alimentari e 13 servizi rilevati dall’Osservatorio prezzi del Mimit. Napoli risulta il 42% più economica rispetto a Milano sul paniere considerato.

5 settembre 2026 · aggiornato alle 10:44 · Economia / Consumi / Prezzi · 4 min di lettura

A cura della · Come lavoriamo

Scena editoriale contestuale di Milano al tramonto vista dall’area del Duomo con lo skyline moderno sullo sfondo, immagine generata con IA e non documentaria
Illustrazione editoriale CurioMondo generata con IA per rappresentare questa notizia; non è una fotografia documentaria.
Il punto in tre dati
~693 €il paniere rilevato a Milano
~402 €lo stesso paniere a Napoli
33le voci analizzate dal Codacons

Milano si conferma la città più costosa tra quelle confrontate nell’ultima indagine del Codacons sui prezzi di beni e servizi di uso comune. Lo studio, rilanciato oggi da ANSA, utilizza i dati dell’Osservatorio prezzi del Ministero delle Imprese e del Made in Italy aggiornati a giugno e costruisce un paniere di 33 voci: 20 prodotti alimentari e 13 servizi, tra cui consumazioni al bar, parrucchiere, pizzeria, veterinario, dentista e cinema. La somma delle voci arriva a quasi 693 euro nel capoluogo lombardo. A Bolzano si ferma intorno a 652 euro, mentre Aosta e Bologna superano di poco i 640.

All’estremo opposto c’è Napoli, dove lo stesso insieme di beni e prestazioni costa circa 402 euro. Palermo si colloca attorno a 464 euro e Catanzaro a 474. La distanza tra Milano e Napoli è quindi di quasi 291 euro sul paniere preso in esame. Il Codacons esprime il confronto dicendo che Napoli costa il 42% in meno rispetto a Milano: è una formulazione corretta perché assume Milano come base. Se si rovescia la domanda e si prende Napoli come base, la differenza percentuale cambia: 693 euro sono circa il 72% in più di 402. Le percentuali non sono simmetriche e indicare sempre quale valore fa da riferimento evita titoli apparentemente contraddittori.

Il dettaglio mostra che la frattura è particolarmente evidente nei servizi. A Milano le 13 prestazioni considerate valgono insieme circa 491 euro; ad Aosta e Bolzano circa 452. A Palermo la somma scende a 292 euro e a Napoli a 262. Sul solo blocco alimentare, invece, Milano, Bolzano, Trieste, Bologna, Genova e Firenze superano leggermente i 200 euro. Bari e Palermo si muovono attorno ai 170 euro, Pescara a 154, Catanzaro a 149 e Napoli a circa 140. Il risultato non significa che ogni singolo prodotto sia più caro al Nord: è la somma di un insieme selezionato di prezzi medi a creare la classifica complessiva.

Qui entra in gioco un concetto importante: un paniere non è la “spesa mensile di una famiglia” e non coincide automaticamente con un indice completo del costo della vita. È un insieme di prodotti e servizi scelti per rendere comparabili territori diversi in uno stesso momento. L’Osservatorio prezzi del Mimit pubblica livelli di prezzo elaborati con dati Istat e rilevazioni territoriali, distinguendo categorie come ortofrutta, alimentari, servizi ed energetici. Il valore di un paniere dipende quindi da quali voci vengono inserite, dalle quantità considerate e dal periodo della rilevazione. In questo caso non si stanno sommando, per esempio, tutti i costi abitativi di una famiglia, il canone di affitto o l’intero budget per trasporti e utenze.

Questa precisazione è decisiva soprattutto quando si usa la classifica per parlare di benessere. Milano ha prezzi elevati, ma presenta anche un mercato del lavoro con retribuzioni medie più alte rispetto a molte aree del Paese. Napoli è più conveniente sulle voci osservate, ma il potere d’acquisto dipende dal rapporto tra reddito disponibile e spese effettive, non dal prezzo assoluto di un singolo paniere. Due persone che acquistano gli stessi beni possono percepire un peso molto diverso sul bilancio familiare se i loro salari, l’affitto e le spese fisse non sono comparabili.

L’indagine resta comunque utile perché fotografa in modo intuitivo una differenza territoriale che emerge anche da altri indicatori. Per i consumatori, la parte più concreta è la dispersione dei servizi: una visita, una prestazione alla persona o una serata fuori possono incidere sul portafoglio in modo molto diverso da una città all’altra. Le imprese locali sostengono costi differenti per affitti, personale e gestione, e questi elementi possono riflettersi sui listini. Anche la concorrenza, il turismo, la densità urbana e la disponibilità di offerta contribuiscono a creare prezzi diversi senza che esista una sola causa valida per ogni voce.

Il confronto di giugno 2026 va letto, quindi, come una fotografia e non come una sentenza definitiva sulle città italiane. I prezzi cambiano nel tempo, le abitudini di consumo non sono identiche e famiglie diverse attribuiscono pesi diversi alle stesse spese. Il dato più solido è la distanza osservata sul medesimo insieme di 33 voci: quasi 693 euro a Milano contro circa 402 a Napoli. È abbastanza per mostrare quanto la geografia continui a influenzare la spesa quotidiana, ma non basta da sola a stabilire dove sia più facile vivere o quale città garantisca il maggiore potere d’acquisto.

Fonti consultate

Testo originale CurioMondo. Ultimo aggiornamento editoriale: 5 settembre 2026, ore 10:44 italiane.