Economia · Lavoro

Un mese di lavoro in meno: il divario tra Nord e Sud nei dati Cgia

La distanza è di 27 giornate l’anno. La paga media giornaliera arriva a 108 euro al Nord contro 80 al Sud, mentre Milano guida le retribuzioni annuali.

5 settembre 2026 · aggiornato alle 10:31 · Economia / Lavoro / Italia · 4 min di lettura

A cura della · Come lavoriamo

Scena editoriale contestuale di un operaio in una fabbrica italiana moderna durante un turno di produzione, immagine generata con IA e non documentaria
Illustrazione editoriale CurioMondo generata con IA per rappresentare questa notizia; non è una fotografia documentaria.
Il punto in tre dati
255 giornila media annua rilevata al Nord
228 giornila media annua nel Mezzogiorno
108 € / 80 €la paga media giornaliera Nord-Sud

Nel 2024 i lavoratori dipendenti considerati dall’elaborazione della Cgia hanno accumulato in media 246,5 giornate retribuite nell’arco dell’anno. Dietro il dato nazionale, però, si apre una distanza territoriale ampia: al Nord la media sale a 255 giorni, mentre nel Mezzogiorno scende a 228. Sono 27 giornate di differenza, quasi un mese. La Cgia avverte che leggere quel numero come una misura della disponibilità individuale a lavorare sarebbe sbagliato: il divario riflette soprattutto la struttura dei rapporti di lavoro e la quantità di occupazione regolare che riesce a essere distribuita lungo l’intero anno.

Nel Sud pesano maggiormente contratti precari, part-time involontario e attività stagionali, in particolare nei servizi, nel turismo e in alcuni comparti agricoli. A questi fattori si aggiunge il lavoro irregolare: le ore svolte fuori da un rapporto registrato non entrano nelle statistiche ufficiali e quindi abbassano la quantità di lavoro formalmente osservabile. Il risultato non descrive persone che “lavorano meno” per scelta, ma un mercato dove una quota più elevata di occupati attraversa periodi senza retribuzione, rapporti brevi o orari inferiori a quelli desiderati. È una distinzione essenziale per evitare che un indicatore economico venga trasformato in uno stereotipo geografico.

Anche la paga media giornaliera mostra una frattura significativa. Secondo i dati citati da ANSA, al Nord raggiunge 108 euro, contro 80 euro nel Mezzogiorno, con un differenziale del 36%. La produttività media settentrionale risulta a sua volta superiore del 36%. Produttività, in questo contesto, non significa semplicemente “impegno del singolo lavoratore”: misura quanto valore economico viene prodotto per unità di lavoro e dipende anche da capitale investito, tecnologia, dimensione delle imprese, organizzazione, settore di attività e qualità delle infrastrutture. Un addetto può lavorare con la stessa intensità ma generare risultati economici diversi se opera in un sistema produttivo dotato di macchinari e servizi più efficienti.

La graduatoria provinciale rende la distanza ancora più concreta. Lecco registra il numero medio più alto di giornate retribuite, 265,4, seguita da Biella con 263,9, Vicenza con 263,4, Monza-Brianza con 263,3 e Lodi con 262,8. Nelle ultime posizioni compaiono Rimini con 212 giorni, Nuoro con 205 e Vibo Valentia con 195. Questi numeri non sono un calendario individuale: una “giornata retribuita media” è un indicatore amministrativo che sintetizza la continuità del lavoro regolare di una popolazione di dipendenti. Se crescono contratti brevi, interruzioni e part-time, la media scende anche quando molte persone lavorano intensamente nei periodi in cui sono occupate.

Il divario prosegue nelle retribuzioni annuali lorde. Milano è la provincia con il valore medio più elevato, 35.670 euro nel 2024. Seguono Monza-Brianza con 29.576 euro, Parma con 28.747, Modena con 28.731 e Bologna con 28.672. Sul lato opposto, Crotone è a 15.326 euro, Cosenza a 15.263, Nuoro a 15.231 e Vibo Valentia scende a 13.885 euro. La media nazionale è di 24.486 euro. A Reggio Calabria la retribuzione annua supera di poco i 17.000 euro e rimane inferiore alla metà di quella milanese, un confronto che aiuta a capire quanto la durata dell’occupazione e il livello salariale possano sommarsi nello stesso territorio.

La Cgia richiama inoltre la contrattazione di secondo livello, cioè gli accordi che integrano il contratto collettivo nazionale a livello aziendale o territoriale. Secondo gli ultimi dati del Ministero del Lavoro citati nello studio, riguarda 4,2 milioni di dipendenti privati, circa il 26% del totale: 3,1 milioni attraverso contratti aziendali e 1,1 milioni attraverso accordi territoriali. Questi strumenti possono legare una parte della retribuzione a produttività, risultati, welfare o condizioni specifiche dell’impresa. Dove sono meno diffusi, i lavoratori hanno minori occasioni di ricevere integrazioni che vadano oltre i minimi previsti dal contratto nazionale.

Il confronto territoriale non si risolve quindi aumentando soltanto il numero nominale degli occupati. Conta quante settimane e quante giornate quell’occupazione dura, con quale orario, in quali settori, con quali investimenti e dentro quale livello di regolarità. Un posto stagionale di poche settimane e un contratto stabile di dodici mesi vengono entrambi registrati come rapporti di lavoro, ma producono effetti molto diversi sul reddito annuale, sui contributi previdenziali e sulla capacità di una famiglia di programmare spese e risparmi. È per questo che giornate retribuite, salari e produttività vanno letti insieme anziché come classifiche separate.

I dati Cgia fotografano un problema strutturale che attraversa l’economia italiana da decenni: imprese più grandi e ad alta produttività sono concentrate soprattutto nelle aree settentrionali, mentre una parte del Mezzogiorno resta più esposta a stagionalità, piccole dimensioni aziendali e lavoro sommerso. La fotografia del 2024 non dice che ogni territorio del Nord sia più forte di ogni territorio del Sud, né che il divario sia immutabile. Dice però che la continuità del lavoro regolare e il valore medio delle retribuzioni restano distribuiti in modo molto diseguale, e che ridurre quella distanza richiede politiche capaci di intervenire contemporaneamente su investimenti, imprese, competenze e qualità dei contratti.

Fonti consultate

Testo originale CurioMondo. Ultimo aggiornamento editoriale: 5 settembre 2026, ore 10:31 italiane.