Quindici partecipanti al G20 hanno aperto un confronto tecnico sulla sovracapacità produttiva in alcune filiere manifatturiere strategiche. La dichiarazione, resa pubblica il 7 ottobre dopo la riunione dei ministri del Commercio a Milwaukee, è firmata anche da Italia e Unione Europea, ma non rappresenta un'intesa unanime dell'intero gruppo.
I firmatari sono Argentina, Australia, Canada, Unione Europea, Francia, Germania, India, Italia, Giappone, Corea, Messico, Polonia, Turchia, Regno Unito e Stati Uniti. Il documento concentra l'attenzione su automobili e veicoli elettrici, batterie, prodotti chimici di base, semiconduttori di base e pannelli solari.
La preoccupazione espressa è che capacità produttiva e offerta possano restare stabilmente superiori alla domanda mondiale grazie a politiche o interventi pubblici non orientati dal mercato. Secondo i firmatari, una simile situazione può comprimere i prezzi, scoraggiare nuovi investimenti e concentrare la produzione in pochi Paesi, aumentando anche la dipendenza delle catene di fornitura.
Si tratta della posizione politica contenuta nella dichiarazione, non di una misurazione condivisa da tutti i membri del G20. Il testo non attribuisce soglie numeriche ai singoli Paesi e non pubblica stime della capacità eccedente per le cinque filiere. Per questo la fase annunciata è anzitutto di raccolta e confronto dei dati.
Gli alti funzionari dei firmatari si sono incontrati a margine del Comitato commercio dell'OCSE. Entro dicembre dovranno definire i termini di lavoro delle piattaforme settoriali, condividere informazioni non riservate, individuare le lacune informative e valutare possibili misure efficaci e complementari.
Il passaggio operativo è quindi ancora preliminare. La dichiarazione non stabilisce nuovi dazi, quote, divieti di importazione o limiti alla produzione. Non crea neppure, al momento, un organismo permanente paragonabile al Forum globale sulla sovracapacità siderurgica nato dopo il confronto del G20 del 2016.
Il precedente dell'acciaio è richiamato esplicitamente. A Shanghai e Hangzhou i Paesi del G20 avevano riconosciuto che sussidi e altri sostegni statali potevano alimentare distorsioni e sovrapproduzione. I quindici firmatari sostengono che da allora il problema si sia esteso ad altri comparti industriali e chiedono di riportarlo al centro della cooperazione economica.
Per l'Italia il dossier tocca filiere in cui produzione nazionale e componenti importati sono strettamente intrecciati. Auto, batterie, pannelli solari e chip entrano in investimenti industriali e transizione energetica: eventuali misure future potrebbero incidere sia sulla concorrenza dei produttori sia sui costi degli input per le imprese utilizzatrici.
La data da osservare è dicembre 2026, quando il gruppo tecnico dovrebbe precisare metodo, dati e possibili strumenti. Fino ad allora il risultato concreto è un coordinamento tra una parte dei partecipanti al G20, non una decisione commerciale già applicabile.
