Con una dinamica «meno favorevole» dei prezzi energetici, il Pil italiano crescerebbe 0,2 punti in meno nel 2027 e 0,1 punti in meno nel 2028 rispetto al quadro di base. È uno degli scenari del Documento programmatico di finanza pubblica (Dpfp) inviato alle Camere insieme alla relazione sullo scostamento.
Il governo ha chiesto la clausola di salvaguardia: 0,3% del Pil all’anno per l’energia e 0,3% per la difesa nel 2027 e nel 2028.
Sulla sola energia le risorse indicate ammontano a circa 14,4 miliardi nel biennio, per famiglie, imprese, PA e infrastrutture, incluso il contenimento dei costi energetici.
Il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti ha presentato il Dpfp dopo il via libera del Consiglio dei ministri del 2 ottobre, in un contesto che definisce «particolarmente complesso» per le previsioni. La crescita tendenziale resta ancorata al sentiero di spesa netta raccomandato, depurato dalle clausole straordinarie.
Si tratta di scenari di rischio, non di un nuovo dato di consuntivo: l’impatto effettivo dipenderà dall’andamento dei prezzi energetici e dalle decisioni europee sulla procedura per disavanzi eccessivi.
