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La BCE alza i tassi al 2,50% contro l’inflazione spinta dall’energia

Secondo rialzo del 2026: Francoforte aumenta il costo del denaro di 25 punti base. Crescita dell’Eurozona rivista allo 0,9%, inflazione attesa al 3%.

10 settembre 2026 · Berlino · 4 min di lettura

A cura della · Come lavoriamo

Scena editoriale contestuale fotorealistica della sede della Banca centrale europea con il simbolo dell’euro, generata con IA
Illustrazione editoriale CurioMondo generata con IA per rappresentare questa notizia; non è una fotografia documentaria.
Il punto in tre dati
2,50%il nuovo tasso sui depositi
+0,25punti percentuali decisi dalla BCE
3,0%l’inflazione media stimata per il 2026

La Banca centrale europea ha aumentato di 25 punti base i tre tassi di riferimento, portando quello sui depositi al 2,50%. È il secondo rialzo del 2026, dopo quello di giugno e la pausa di luglio. La decisione, presa il 10 settembre nella riunione del Consiglio direttivo ospitata a Berlino, punta a impedire che il rincaro di petrolio e gas si trasferisca in modo persistente ai prezzi di beni, servizi e salari. Per famiglie e imprese dell’area euro significa che il denaro resterà più costoso mentre la banca centrale valuta se lo shock energetico sia temporaneo o destinato a durare.

Il nuovo livello non modifica automaticamente nello stesso giorno tutte le rate. I mutui a tasso fisso già stipulati conservano le condizioni contrattuali; quelli variabili e i nuovi finanziamenti risentono invece dei tassi di mercato e degli indici di riferimento, con tempi e intensità diversi. Anche i rendimenti dei titoli di Stato e i costi di raccolta delle banche contano nella trasmissione. Per questo un aumento di un quarto di punto della BCE non equivale necessariamente a un identico aumento su ogni prestito, ma tende a spingere verso l’alto il costo complessivo del credito.

La BCE ha motivato la stretta con un’inflazione tornata ben oltre l’obiettivo del 2%, soprattutto per l’energia. Le nuove proiezioni indicano un aumento medio dei prezzi del 3,0% nel 2026 e del 2,5% nel 2027, mentre l’inflazione di fondo — calcolata senza le componenti più volatili di energia e alimentari — è attesa al 2,5% quest’anno e al 2,6% nel 2027. La distinzione è importante: l’energia può cambiare rapidamente, ma se i rincari entrano nei listini, negli affitti o nelle richieste salariali diventano più difficili da riassorbire.

L’economia, secondo Francoforte, sta reggendo meglio di quanto previsto a giugno. La stima di crescita dell’Eurozona per il 2026 sale dallo 0,8% allo 0,9% e quella per il 2027 dall’1,2% all’1,4%. Una domanda ancora solida offre alla banca centrale più spazio per intervenire, ma non elimina il rischio opposto: tassi elevati possono frenare investimenti, edilizia e consumi proprio mentre bollette e carburanti riducono il reddito disponibile. Christine Lagarde ha indicato rischi al rialzo per l’inflazione e al ribasso per la crescita, evitando di anticipare una traiettoria prestabilita.

Il tasso sui depositi è quello che la BCE riconosce alle banche quando lasciano liquidità presso l’Eurosistema ed è oggi il riferimento principale della politica monetaria. Insieme ai tassi sulle operazioni di rifinanziamento e sui prestiti marginali, influenza il prezzo a cui il sistema bancario si scambia fondi. La trasmissione attraversa poi obbligazioni, Euribor, condizioni sui mutui e remunerazione dei conti: non è immediata, ma si distribuisce su mesi e può essere diversa tra Paesi e clienti.

Il confronto con il 2022 aiuta a misurare, senza minimizzarlo, lo shock attuale. Allora l’inflazione dell’area euro superò il 10% e la BCE avviò una sequenza molto rapida di rialzi. Nel 2026 l’aumento dei prezzi è più contenuto e la crescita dei salari sta rallentando, segnali che riducono il rischio di una spirale prezzi-retribuzioni. Allo stesso tempo il Brent sopra 100 dollari e il gas europeo più caro tengono aperta la possibilità che trasporti, produzione e riscaldamento alimentino nuovi rincari durante l’inverno.

Le prossime decisioni dipenderanno dai dati su inflazione, salari, credito e attività economica, non da un calendario automatico. I mercati finanziari ipotizzano altri aumenti, ma questa aspettativa può cambiare rapidamente se l’energia scende o se l’economia rallenta. Per chi deve scegliere un mutuo o rifinanziare un debito, il dato utile non è soltanto il 2,50% della BCE: vanno confrontati TAEG, durata, costi accessori, possibilità di surroga e sostenibilità della rata anche in uno scenario meno favorevole.

La decisione del 10 settembre fotografa quindi un compromesso delicato. La BCE vuole evitare che uno shock nato fuori dall’economia europea si trasformi in inflazione duratura, ma riconosce che una stretta eccessiva aggraverebbe la perdita di potere d’acquisto e la debolezza degli investimenti. Il passaggio decisivo sarà capire se i rincari restano concentrati nell’energia oppure compaiono stabilmente nei servizi e nei beni non energetici: è questa propagazione, più del singolo prezzo del petrolio, che orienterà le prossime riunioni.

Fonti consultate

Redazione CurioMondo · Come lavoriamo
Testo originale CurioMondo. Ultimo aggiornamento editoriale: 10 settembre 2026, ore italiane.
Illustrazione editoriale CurioMondo generata con IA per rappresentare questa notizia; non è una fotografia documentaria.