PECHINO — L’economia cinese è cresciuta del 4,5% su base annua nel terzo trimestre del 2026, accelerando rispetto al 4,3% dei tre mesi precedenti e superando le attese raccolte dagli analisti.
Il dato pubblicato lunedì offre a Pechino un margine maggiore per raggiungere l’obiettivo annuale, fissato in una fascia compresa tra il 4,5% e il 5%, ma non elimina gli squilibri tra produzione, esportazioni e domanda interna.
La produzione industriale è aumentata del 5,5% a settembre. Il risultato conferma la tenuta della manifattura e dei comparti ad alta tecnologia, sostenuti anche dalla domanda estera. Le vendite al dettaglio sono salite dell’1,1%, un ritmo positivo ma molto più contenuto rispetto alla dinamica dell’industria.
La distanza fra i due indicatori segnala che la ripresa continua a dipendere più dalla capacità produttiva che dalla spesa delle famiglie.
Il punto più debole resta l’investimento. Nei primi nove mesi dell’anno gli investimenti fissi sono diminuiti del 7,2%, mentre quelli immobiliari hanno registrato una contrazione del 20,6%. La crisi del settore delle costruzioni continua quindi a pesare sui bilanci locali, sul patrimonio delle famiglie e sulla fiducia dei potenziali acquirenti.
Un Pil superiore alle attese non equivale a una soluzione di questi problemi strutturali.
Sul trimestre precedente, l’espansione è stata sostenuta dalle esportazioni e dalle misure pubbliche. Pechino ha impiegato tagli dei tassi, sussidi sui mutui e una riallocazione di quote di debito non utilizzate per finanziare infrastrutture e amministrazioni locali.
La banca centrale non modifica i tassi principali da maggio 2025, mentre il dibattito si concentra sempre più su interventi fiscali mirati anziché su un allentamento monetario generalizzato.
Per l’Europa il dato cinese ha due letture. Una crescita più solida sostiene la domanda globale di beni, macchinari e materie prime; allo stesso tempo, la dipendenza di Pechino dalle esportazioni può intensificare la concorrenza sui mercati esteri.
L’Unione europea osserva in particolare l’aumento delle vendite cinesi di prodotti tecnologici e veicoli ibridi, settori nei quali sono già emerse tensioni commerciali.
I mercati hanno reagito con prudenza. Le azioni cinesi hanno ridotto parte delle perdite iniziali, mentre lo yuan si è rafforzato ai massimi dal luglio 2022.
Il dato non ha però cancellato i timori per la sostenibilità del ciclo tecnologico globale, per la domanda interna debole e per le restrizioni alle esportazioni di alcuni prodotti.
La lettura degli investitori resta quindi selettiva, non euforica.
La crescita del 4,5% avvicina il risultato annuale alla fascia indicata dal governo, ma il confronto con le componenti del Pil rimane decisivo. Se famiglie e imprese private non aumenteranno la spesa, la produzione rischia di continuare a superare l’assorbimento interno.
Questo può tradursi in pressioni sui prezzi, margini più bassi per le aziende e maggiore necessità di collocare beni all’estero.
Il prossimo passaggio sarà capire se gli interventi fiscali riusciranno a stabilizzare il mercato immobiliare e a sostenere il reddito disponibile. Gli economisti citati da Reuters prevedono una crescita intorno al 4,5% per il 2026 e un lieve rallentamento al 4,4% nel 2027.
Il dato di oggi è dunque migliore delle attese, ma la qualità della crescita resta il vero banco di prova per Pechino.
