Dal 1° gennaio 2027 il bonus ristrutturazioni scenderà, a legislazione invariata, al 36 per cento per l’abitazione principale e al 30 per cento negli altri casi. Il passaggio interessa le spese sostenute nel 2027. Una proroga nella prossima legge di Bilancio potrebbe cambiare le aliquote, ma oggi non è ancora approvata.
La misura più favorevole riguarda i proprietari o i titolari di un diritto reale che destinano l’immobile ad abitazione principale. La casa deve essere il luogo di residenza e dimora abituale del contribuente. La condizione può essere soddisfatta anche al termine dei lavori, nei casi ammessi dalle regole fiscali.
Per seconde case, immobili locati e spese sostenute da inquilini o comodatari, l’aliquota prevista per il 2027 è invece del 30 per cento. La differenza non dipende dal tipo di pagamento, ma dalla posizione del beneficiario e dall’uso dell’immobile. La detrazione resta ripartita in dieci quote annuali di pari importo.
Il tetto di spesa del bonus ristrutturazioni resta un elemento distinto dall’aliquota. Prima di firmare un contratto occorre verificare l’anno del pagamento, la tipologia di intervento e il soggetto che sosterrà la spesa. Anticipare una fattura senza che il lavoro e la documentazione siano coerenti può creare problemi in caso di controllo.
Il pagamento deve essere tracciabile secondo le modalità previste per l’agevolazione. Il bonifico dedicato riporta causale normativa, codice fiscale di chi detrae e partita IVA o codice fiscale del destinatario. Vanno conservati fatture, ricevute, eventuali titoli edilizi e la documentazione richiesta per lo specifico intervento.
Il bonus mobili non va confuso con la detrazione per i lavori. La sua eventuale disponibilità nel 2027 richiede una proroga specifica e non discende automaticamente dal bonus ristrutturazioni. Chi programma acquisti di arredi o grandi elettrodomestici non dovrebbe quindi considerarne certa la detrazione per il prossimo anno.
La differenza pratica è rilevante: su 40.000 euro di spesa ammessa, il 36 per cento equivale a 14.400 euro complessivi, mentre il 30 per cento vale 12.000 euro. Sono importi teorici da distribuire in dieci anni e utilizzabili nei limiti dell’IRPEF dovuta dal contribuente.
Il quadro definitivo arriverà con la legge di Bilancio 2027 e con gli eventuali chiarimenti dell’Agenzia delle Entrate. Fino all’approvazione, le aliquote del 36 e del 30 per cento sono la base normativa vigente, non una previsione certa dell’esito politico della manovra.
