È proseguita per tutta la notte e continua oggi, 5 settembre, la caccia all’uomo per l’agguato mortale avvenuto nel quartiere Sant’Osvaldo di Udine. La vittima è Abdellatif Bensefiyan, cittadino marocchino nato nel 1961 e residente in città. Secondo la ricostruzione degli investigatori, l’uomo stava rientrando con alcune borse della spesa quando è stato assalito nella serata del 4 settembre. Soccorso e trasferito in ospedale, è morto poco dopo.
Il ricercato è un cittadino marocchino di 32 anni, senza precedenti secondo le informazioni diffuse da ANSA. Risulta formalmente residente a Rive d’Arcano, ma negli ultimi tempi avrebbe gravitato soprattutto nella zona di Codroipo. Le pattuglie hanno presidiato Udine e l’immediato hinterland con posti di controllo, mentre una parte delle ricerche si è concentrata sui luoghi che l’uomo potrebbe conoscere o frequentare. Il sospettato sarebbe fuggito a piedi attraverso i campi dopo l’aggressione.
La sorveglianza è stata estesa ai principali porti, aeroporti e scali ferroviari del Nordest. Gli investigatori ritengono possibile che il 32enne provi a lasciare l’Italia e a raggiungere il Marocco, dove avrebbe familiari e interessi. Si tratta di un’ipotesi operativa, non della conferma di un viaggio già organizzato. Le verifiche riguardano anche eventuali contatti, spostamenti recenti e possibili aiuti ricevuti durante la fuga.
Le prime informazioni collocano l’attacco intorno alle 20. L’aggressore avrebbe atteso la vittima dietro una siepe o un cespuglio e l’avrebbe colpita con un oggetto appuntito. Sul posto è stato trovato un cacciavite con tracce di sangue, sequestrato per gli esami; gli inquirenti non hanno ancora stabilito pubblicamente se sia l’arma usata. Nelle ricostruzioni iniziali è stata considerata anche la possibilità di un coltello. La distinzione è importante: il reperto è un fatto, la sua funzione nell’agguato deve essere provata.
Il possibile movente viene cercato nei rapporti personali. Il sospettato avrebbe avuto una relazione con una sorella della vittima e, secondo l’ipotesi investigativa riportata dalle fonti, non avrebbe accettato la fine del rapporto. Sono al vaglio anche precedenti minacce e il danneggiamento dell’auto di un familiare. Questi elementi non equivalgono a una responsabilità accertata: devono essere collegati ai fatti attraverso testimonianze, immagini, dati digitali e riscontri forensi.
Una caccia all’uomo estesa agli snodi di trasporto funziona come una rete di controlli coordinati. La descrizione della persona ricercata e le informazioni sui possibili mezzi di fuga vengono condivise con pattuglie e presìdi nei punti in cui un territorio si collega rapidamente ad altre regioni o all’estero. Stazioni, aeroporti e porti non sono sorvegliati perché esista necessariamente una destinazione certa, ma perché concentrano molte delle vie di uscita e permettono controlli mirati.
Parallelamente ai posti di blocco, gli investigatori stanno ricostruendo movimenti e comunicazioni. Le immagini delle telecamere possono definire direzione e tempi della fuga; le tracce dello smartphone e i contatti possono indicare spostamenti o appoggi, nei limiti e con le autorizzazioni previste. I rilievi sul luogo dell’agguato e gli esami sul cacciavite servono invece a verificare la dinamica materiale. Nessuno di questi elementi, considerato da solo, sostituisce l’insieme delle prove.
La Procura ha aperto un fascicolo per omicidio e sta valutando anche l’eventuale aggravante della premeditazione, che al momento non è stata accertata. Le prossime ore saranno decisive per localizzare il 32enne e chiarire se abbia ricevuto assistenza. Fino al fermo e alla verifica degli indizi, la definizione corretta resta “sospettato” o “uomo ricercato”: l’attribuzione definitiva delle responsabilità spetta all’autorità giudiziaria.
