Josimar José Évora Dias, detto Vozinha, portiere della nazionale di Capo Verde e rivelazione del Mondiale 2026, ha detto all’Observer di aver «perso pace e tranquillità» dopo il salto di popolarità e di preferire «la vita di prima» se potesse scegliere.
«Non ho più privacy, o almeno ne ho molta meno di prima. Vado al ristorante e c’è sempre qualcuno che vuole una foto o un autografo. O, peggio, qualcuno che mi filma. Non credo di poterci fare nulla», ha dichiarato il quarantenne, citato da Reuters e Marca il 28 settembre 2026.
A giugno, con clean sheet contro Spagna e Arabia Saudita, aveva contribuito a portare Capo Verde ai sedicesimi. I follower social erano schizzati da poche decine di migliaia a milioni in poche ore; oggi le testate internazionali parlano di decine di milioni su Instagram.
La fama ha toccato anche la famiglia: tifosi si presentano quotidianamente a casa della madre a Capo Verde. «Non sono lì, non posso aiutarli», ha aggiunto Vozinha, che a luglio ha lasciato il Chaves (seconda divisione portoghese) per il Colo-Colo cileno.
«Molta gente vuole essere famosa, ma vede solo il lato positivo. Se mi offrissero la vita di oggi o quella di prima, sceglierei quella di prima», ha concluso nell’intervista ripresa da ANSA e dalle principali testate sportive.
Il pezzo non anticipa trasferimenti o nomination non verificate oltre quanto già riportato da Reuters e The Observer; registra solo le parole del portiere sul costo della notorietà a tre mesi dal Mondiale.
In Cile, con il Colo-Colo, Vozinha ha fatto il suo esordio pubblico davanti ai tifosi a agosto. Il contrasto tra l’anonimato del Chaves e la notorietà globale dopo il Mondiale resta il filo dell’intervista: un quarantenne che ha fatto la storia di un arcipelago e ora chiede solo di poter vivere senza telecamere costanti.
