Il Dipartimento di Stato degli Stati Uniti ha approvato una possibile vendita militare all'Arabia Saudita di 48 caccia F-35A Lightning II e di 49 motori Pratt & Whitney F135. Il valore stimato è di 24,3 miliardi di dollari. L'atto notificato al Congresso non è ancora un contratto firmato né un ordine di produzione.
La nota ufficiale elenca anche apparati di comunicazione sicura, sistemi crittografici, supporto alla guerra elettronica, ricambi, addestramento e assistenza logistica. I contraenti principali indicati sono Lockheed Martin Aeronautics a Fort Worth e Pratt & Whitney a East Hartford.
Secondo le procedure statunitensi sulle vendite militari all'estero, il Congresso dispone di circa 30 giorni per bloccare o condizionare l'operazione. Fino alla scadenza di quel termine, e in assenza di un contratto esecutivo, gli aerei non risultano venduti.
Il Dipartimento di Stato sostiene che il pacchetto rafforzerebbe la difesa saudita e l'interoperabilità con le forze americane. Nella stessa nota afferma che la vendita proposta «non altererà l'equilibrio militare nella regione». Le due formulazioni convivono nel documento ufficiale.
Se produzione e consegne andassero a buon fine, servirebbero anni. L'Arabia Saudita sarebbe il secondo Paese del Medio Oriente a impiegare l'F-35, dopo Israele. Il New York Times riferisce allarmi di intelligence sul rischio che la Cina acquisisca tecnologia del velivolo: è un allarme attribuito, non un trasferimento accertato.
Riyadh chiede il caccia da anni. Reuters ricorda che l'amministrazione Trump aveva già indicato disponibilità a un'intesa di questo tipo. L'annuncio di giovedì formalizza il passaggio al Congresso, non la consegna di due squadroni.
Washington valuta da tempo le vendite di armi in Medio Oriente anche alla luce del vantaggio militare qualitativo riconosciuto a Israele. Quella regola politica resta sullo sfondo: la nota di Stato non la modifica e non precisa quali limitazioni operative verrebbero imposte agli esemplari sauditi.
I passaggi successivi verificabili sono l'esame congressuale, un'eventuale opposizione formale e, solo dopo, la firma di un contratto. Fino ad allora la notizia corretta è un'autorizzazione a procedere, non una flotta già in servizio.
