Da questa mattina le imprese possono presentare domanda per il nuovo bando della Regione Toscana dedicato all’economia circolare. Lo sportello è aperto dalle ore 9 del 7 settembre 2026 e chiuderà alle ore 12 del 23 ottobre. La misura dispone di 15 milioni di euro del Programma regionale FESR 2021-2027 e finanzia progetti capaci di aumentare il recupero e il riciclo dei rifiuti, riducendo la quantità destinata allo smaltimento.
Il bando era stato annunciato il 25 agosto e si rivolge alle imprese private che operano nel trattamento, nel recupero e nel riciclo. Gli interventi possono riguardare la realizzazione di nuovi impianti oppure il potenziamento di strutture già esistenti. Non si tratta quindi di un incentivo rivolto ai singoli cittadini: la domanda deve essere collegata a un progetto industriale ammissibile e presentata attraverso i canali indicati nel portale ufficiale regionale.
Il contributo è definito “in conto capitale”. In parole semplici, è un aiuto pubblico destinato a coprire una parte delle spese di investimento — per esempio macchinari, linee di selezione o attrezzature — e non un prestito da restituire con interessi. L’importo effettivamente riconosciuto dipenderà dalle regole del bando, dai costi considerati ammissibili e dalla valutazione del progetto: la dotazione di 15 milioni non è la somma assegnata automaticamente a ciascuna impresa.
L’obiettivo è far rientrare nel ciclo produttivo materiali che altrimenti verrebbero eliminati. Recupero, riciclo e smaltimento non sono sinonimi. Il recupero comprende le operazioni che permettono di ottenere una nuova utilità da un rifiuto; il riciclo lo trasforma in materiali o prodotti da usare di nuovo; lo smaltimento è invece la fase finale, come il conferimento in discarica, quando il valore del materiale non viene più recuperato. Spostare volumi dallo smaltimento al recupero significa conservare materie prime più a lungo e diminuire la pressione sugli impianti finali.
La Regione collega la misura alla chiusura delle filiere: il materiale raccolto deve trovare una lavorazione e, successivamente, un mercato in cui essere riutilizzato. Un impianto più efficiente può separare meglio le diverse frazioni, ridurre gli scarti o trattare materiali che oggi vengono inviati lontano. Il risultato ambientale, tuttavia, non dipende soltanto dalla presenza di nuovi macchinari; conta anche la qualità della raccolta, la domanda di materia riciclata e la capacità di dimostrare dove finiscono i materiali recuperati.
Il programma si inserisce nel percorso europeo che punta, entro il 2035, a riciclare effettivamente almeno il 65% dei rifiuti urbani e a contenere sotto il 10% la quota collocata in discarica. Questi valori sono obiettivi generali e non costituiscono il risultato già prodotto dal bando toscano. Gli effetti della misura potranno essere misurati solo dopo la selezione dei progetti, la realizzazione degli impianti e la verifica delle quantità realmente recuperate.
Per le imprese interessate, la data da non confondere è quella del 23 ottobre 2026: il termine è fissato alle ore 12, non alla fine della giornata. Prima dell’invio è utile controllare sul portale regionale requisiti del beneficiario, spese ammissibili, documenti tecnici, modalità di firma e criteri di valutazione. L’apertura dello sportello non garantisce l’ammissione e una sintesi giornalistica non sostituisce il testo ufficiale del bando e i suoi eventuali aggiornamenti.
La notizia verificata è dunque l’avvio operativo di una misura già annunciata: da oggi è possibile presentare le domande. I prossimi dati rilevanti saranno il numero dei progetti ricevuti, la graduatoria, gli investimenti attivati e la capacità aggiuntiva di recupero. Sono questi indicatori, più della sola dotazione iniziale, che permetteranno di capire quanto il programma avrà trasformato rifiuti in risorse utilizzabili.
