Il negoziato tra Iran e Oman sul futuro dello Stretto di Hormuz ruota attorno a una proposta temporanea che darebbe a Teheran il controllo operativo del traffico marittimo diretto verso il Golfo. Secondo una fonte iraniana coinvolta nei colloqui, l’Iran vorrebbe inoltre ricevere informazioni sulle navi in uscita e conservare la possibilità di intervenire in caso di necessità.
La formula rappresenterebbe un compromesso rispetto alla richiesta iniziale iraniana di governare entrambe le direzioni di transito, ma resta distante dall’ipotesi di gestione regionale sostenuta da diversi Paesi del Golfo. Oman continuerebbe a svolgere un ruolo di mediazione e di autorizzazione per una parte delle rotte in uscita.
I dettagli più delicati non sono ancora definiti. Tra i nodi figurano le procedure di ispezione, l’eventuale applicazione di tariffe, il coordinamento con le autorità omanite e le garanzie richieste dagli Stati che dipendono dalla libertà di navigazione.
La distanza tra un’intesa politica generale e un meccanismo tecnico applicabile resta ampia, soprattutto sul tema del controllo sovrano delle rotte e sulla possibilità di verificare che le regole siano applicate in modo prevedibile.
Lo Stretto è il passaggio di una quota rilevante del petrolio mondiale e di grandi volumi di gas naturale liquefatto. Qualunque limitazione stabile avrebbe effetti immediati sui costi assicurativi, sui noli marittimi e sui prezzi dell’energia.
Per i mercati e per i governi del Golfo il punto decisivo sarà capire se l’accordo garantirà transiti regolari e verificabili oppure creerà un nuovo strumento di pressione nelle mani di Teheran.
Il presidente statunitense Donald Trump ha parlato di negoziati in progresso, ma le fonti regionali invitano alla cautela. Le dichiarazioni politiche non equivalgono ancora a un accordo operativo e restano necessari dettagli accettabili per tutti gli attori coinvolti.