Il traffico commerciale nello Stretto di Hormuz resta su livelli eccezionalmente bassi. Secondo i dati di tracciamento marittimo di Kpler riportati da Reuters, giovedì hanno attraversato il passaggio soltanto sette navi merci: quattro in ingresso nel Golfo e tre in uscita. Il dato è la metà delle quattordici unità registrate il giorno precedente e conferma quanto la rotta continui a essere condizionata dal rischio geopolitico.
Prima dell'attuale crisi, Hormuz era uno dei corridoi energetici più trafficati al mondo e veniva utilizzato per quasi un quinto delle spedizioni globali di petrolio greggio e gas naturale liquefatto. Un numero di transiti nell'ordine delle singole cifre segnala quindi non una normale oscillazione giornaliera, ma una forte compressione dell'attività osservabile.
Tra le sette navi conteggiate non figuravano VLCC, le superpetroliere utilizzate per trasportare enormi volumi di greggio, né metaniere dedicate al gas naturale liquefatto. È un dettaglio importante perché proprio queste categorie rappresentano una parte essenziale dei flussi energetici che attraversano lo stretto.
Kpler ha però rilevato il passaggio in uscita di una grande gasiera che trasportava propano e butano lungo una rotta iraniana. I dati non comprendono le unità che navigano con i transponder spenti, quindi non costituiscono un censimento assoluto di ogni movimento. Restano comunque un indicatore molto seguito da operatori energetici, assicuratori e mercati.
Quando il numero di transiti scende, l'impatto non dipende soltanto dal volume fisico che manca in una singola giornata. Le compagnie devono rivalutare il rischio, le coperture assicurative, i tempi di viaggio e la disponibilità di equipaggi disposti a operare nella zona. Anche senza una chiusura formale dello stretto, l'incertezza può quindi aumentare i costi e rendere più fragile la catena di approvvigionamento.
Le conseguenze potenziali sono diverse per petrolio e LNG. Il greggio può in alcuni casi essere reindirizzato attraverso oleodotti o scorte, mentre per il gas naturale liquefatto le alternative logistiche sono più limitate. Per questo l'assenza di grandi metaniere viene osservata con particolare attenzione dai Paesi importatori.
Il dato arriva mentre i colloqui tra Stati Uniti e Iran restano incerti e Washington intensifica la pressione economica su Teheran. In questo contesto, ogni variazione del traffico marittimo viene interpretata anche come un segnale del grado di fiducia delle compagnie nella sicurezza del corridoio.
Lo scenario resta fluido: un miglioramento diplomatico potrebbe favorire una graduale normalizzazione, mentre nuove minacce o incidenti potrebbero produrre ulteriori riduzioni dei passaggi. Il mercato guarda quindi non soltanto alle dichiarazioni politiche, ma ai movimenti reali delle navi.
Reuters segnala che nello stesso giorno è rallentato anche il traffico attraverso Bab el-Mandeb, l'altro grande collo di bottiglia tra Mar Rosso e Oceano Indiano. Kpler ha contato ventitré navi merci, contro trentaquattro in ciascuno dei due giorni precedenti. Anche lì non risultavano grandi petroliere VLCC o metaniere LNG.
La contemporanea debolezza dei due passaggi rende più importante il quadro complessivo della sicurezza marittima mediorientale. Per le rotte tra Asia, Golfo ed Europa, la stabilità di Hormuz e Bab el-Mandeb è parte dello stesso sistema logistico.
