Un gruppo internazionale di ricercatori ha dimostrato che la Saxifraga candelabrum è una vera pianta carnivora. La specie, che cresce in fessure rocciose della Cina sud-occidentale, cattura piccoli insetti con peli ghiandolari appiccicosi, produce enzimi capaci di degradarli e assorbe i nutrienti liberati. È il primo caso confermato nell'ordine botanico delle Saxifragales, un gruppo che comprende più di duemila specie.
La scoperta amplia la distribuzione evolutiva della carnivoria nelle piante. Questo adattamento è noto soprattutto in ambienti paludosi poveri di azoto, come quelli di dionee, drosere e piante a brocca. La Saxifraga candelabrum vive invece su pareti di montagna, tra 2.500 e 3.300 metri, nel Plateau Qinghai-Tibet e nei monti Hengduan, tra Yunnan e Sichuan.
Molte piante trattengono accidentalmente piccoli animali su superfici viscose. Per essere considerate carnivore devono mostrare un insieme di caratteristiche: attirare o intercettare le prede, trattenerle, digerirle e trasferire i nutrienti nei propri tessuti. Gli scienziati hanno quindi dovuto dimostrare che gli insetti non erano semplicemente rimasti incollati.
I ricercatori hanno usato moscerini della frutta alimentati con una forma stabile e riconoscibile di azoto. Dopo averli posti sui peli della pianta, hanno seguito il percorso dell'elemento. L'azoto è comparso nei tessuti e si è concentrato soprattutto nei fiori, prova che la pianta aveva assorbito sostanze provenienti dalle prede.
La distribuzione dell'azoto suggerisce che la carnivoria sostenga in modo particolare la riproduzione. La Saxifraga candelabrum fiorisce una sola volta nella vita e deve investire molte risorse nella produzione di fiori e semi. Su rocce povere di nutrienti, anche un piccolo apporto ottenuto dagli insetti può aumentare le probabilità di successo.
La strategia non sostituisce la fotosintesi: la pianta continua a produrre energia dalla luce. Gli insetti forniscono soprattutto elementi minerali difficili da ottenere dal substrato, come l'azoto. La carnivoria vegetale è quindi un'integrazione nutrizionale, non un modo alternativo di alimentarsi come negli animali.
Gli esperimenti sul campo hanno indicato che gli odori emessi dai fiori contribuiscono ad attirare le prede. Le analisi dei peli ghiandolari hanno rilevato attività enzimatica coerente con la digestione dei tessuti animali. Insieme al trasferimento dell'azoto, questi risultati soddisfano i criteri utilizzati dai botanici per riconoscere una pianta carnivora.
I peli rossastri ricoprono diverse parti della pianta e trattengono soprattutto insetti molto piccoli. La superficie viscosa funziona in modo simile a quella delle drosere, ma il nuovo caso appartiene a una linea evolutiva distinta. Ciò suggerisce che la carnivoria sia comparsa più volte in modo indipendente quando le piante hanno dovuto affrontare ambienti poveri di nutrienti.
Una pianta carnivora con fiori deve risolvere un conflitto: gli insetti possono essere prede, ma anche impollinatori indispensabili. I ricercatori hanno osservato che la Saxifraga candelabrum viene impollinata soprattutto da mosche relativamente grandi. Questi animali riescono a liberarsi dai peli appiccicosi, mentre gli insetti più piccoli restano intrappolati.
La selezione per dimensione riduce il rischio di catturare i visitatori utili. Non è una separazione perfetta, ma un equilibrio tra guadagno di nutrienti e riproduzione. La struttura dei peli, la loro forza adesiva e il comportamento degli insetti contribuiscono a questo filtro.
Nel 1875 Charles Darwin aveva ipotizzato che due specie europee di Saxifraga potessero essere carnivore dopo avere notato peli appiccicosi e insetti intrappolati. Non riuscì però a dimostrare l'assorbimento dei nutrienti. La specie studiata oggi è diversa, ma appartiene allo stesso genere e utilizza strutture simili.
La nuova ricerca non prova che le specie osservate da Darwin siano carnivore, ma conferma che la sua intuizione era biologicamente plausibile. Gli autori ritengono che altre piante del Plateau Qinghai-Tibet possano possedere adattamenti ancora sconosciuti. La regione ospita decine di migliaia di specie e ambienti estremi che favoriscono innovazioni evolutive. Nuove analisi comparative potrebbero chiarire quando questo carattere è comparso e quali geni regolano la digestione.