I Paesi dell'Asia-Pacifico stanno costruendo piani più completi contro la resistenza antimicrobica, ma quasi metà delle strategie nazionali non contiene ancora una stima dei costi. L'analisi riguarda dati pubblicati da 28 Paesi e misura i progressi verso gli obiettivi fissati dalle Nazioni Unite per il 2030.
Ventisette Paesi hanno approvato almeno un piano multisettoriale. Quattordici sono già alla seconda generazione e tre alla terza, segno che l'organizzazione della risposta sta diventando più strutturata.
I secondi piani hanno più probabilità di essere quantificati economicamente rispetto ai primi: 67% contro 33%. Includono inoltre più spesso sistemi di monitoraggio, 93% contro 33%, e obiettivi misurabili, 71% contro 8%.
Il salto di qualità non è però accompagnato da risorse equivalenti. Il 49% dei 27 piani non è affatto costificato, il 44% lo è integralmente e il 7% soltanto in parte.
Solo otto Paesi dichiarano di finanziare interamente le attività con risorse nazionali. In 15 casi la quota domestica copre meno del 30% del fabbisogno complessivo, aumentando la dipendenza dai partner esterni.
Restano lacune anche nella prevenzione: soltanto 16 Paesi su 28 riferiscono servizi essenziali di acqua, igiene e sanificazione in oltre tre quarti delle strutture sanitarie. Nove superano il 70% di uso degli antibiotici del gruppo Access, quelli a spettro più ristretto indicati per molte infezioni comuni.
Il comunicato congiunto dell'OMS e del governo giapponese invita a finanziare pienamente i piani, ampliare i servizi igienici nelle strutture sanitarie, rafforzare la sorveglianza e migliorare l'uso degli antibiotici. La resistenza antimicrobica riduce infatti l'efficacia dei farmaci contro le infezioni.
