Italia / Cronaca

Regeni, le difese dei 007 egiziani verso l’Appello e la Consulta

Dopo le condanne a dieci anni per sequestro, i legali preparano l’impugnazione e una possibile questione di legittimità sulla riforma Cartabia.

29 settembre 2026 · Roma · 2 min di lettura

A cura della Redazione CurioMondo

Aula di tribunale sobria senza persone identificabili; illustrazione editoriale IA non documentaria.
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Il punto in tre dati
10 annicondanne 1° grado
Appelloimpugnazione difese
Cartabiaquestione di legittimità

Le difese dei tre agenti dei servizi egiziani condannati nel processo per il caso Regeni sono pronte a impugnare la sentenza in Appello, secondo quanto riportato dall’ANSA il 29 settembre 2026.

Il ricorso di secondo grado potrebbe aprire un nuovo passaggio davanti alla Corte costituzionale: i difensori intendono chiedere ai giudici di sollevare una questione di legittimità sulle norme introdotte dalla riforma Cartabia in materia processuale.

Il 28 settembre la Corte d’Assise di Roma ha condannato a dieci anni Magdi Ibrahim Abdelal Sharif e i colonnelli Uhsam Helmi e Athar Kamel Mohamed Ibrahim per il sequestro di Giulio Regeni; assolto il generale Tariq Sabir. L’accusa di omicidio non ha retto in primo grado.

Il processo si è svolto in assenza degli imputati, dopo interventi della Consulta che hanno consentito di proseguire nonostante la mancata cooperazione del Cairo, salvaguardando al contempo garanzie difensive previste dall’ordinamento.

Il nodo Cartabia riguarda, nelle intenzioni della difesa, i confini delle impugnazioni e delle tutele processuali per imputati assenti. L’esito dipenderà dalla Corte d’Appello e, se sollevata, dalla Corte costituzionale.

La famiglia Regeni e la Procura di Roma hanno commentato la sentenza di primo grado in termini distinti nelle ore successive al verdetto; l’impugnazione delle difese è lo sviluppo processuale atteso dopo le condanne per sequestro.

Il dossier resta aperto sul piano diplomatico e giudiziario: motivazioni ancora da depositare, possibile Appello e, in prospettiva, il tema dell’esecuzione di eventuali pene nei confronti di imputati non presenti sul territorio italiano.

Finché le motivazioni non saranno depositate, restano aperti i margini di impugnazione e di eventuale richiesta di estradizione, temi che le parti affronteranno dopo la lettura integrale della sentenza di primo grado.

Nel 2023 e di nuovo nel 2026 la Corte costituzionale aveva sbloccato passaggi del procedimento, consentendo di celebrare il processo nonostante l’assenza degli imputati e di garantire coperture per la difesa d’ufficio.

L’eventuale sollevamento di una nuova questione di legittimità allungherebbe i tempi del secondo grado: un esito che le parti misureranno dopo il deposito delle motivazioni di primo grado.

Fonti consultate

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Testo originale CurioMondo. Ultimo aggiornamento editoriale: 29 settembre 2026.
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