Italia / Cronaca

Regeni, tre 007 egiziani condannati a 10 anni: uno assolto, cade l’accusa di omicidio

La Corte d’Assise di Roma condanna Helmi, Athar Kamel e Sharif per sequestro aggravato. Assolto il generale Tariq Sabir. I genitori: soddisfatti.

28 settembre 2026 · Roma · 2 min di lettura

A cura della Redazione CurioMondo

Ritratto editoriale neutrale isolato di Giulio Regeni; illustrazione IA non documentaria.
Illustrazione editoriale CurioMondo generata con IA per rappresentare questa notizia; non è una fotografia documentaria.
Il punto in tre dati
10 annipena per tre imputati
1 assoltogenerale Tariq Sabir
10 annidalla morte di Regeni

La Prima Corte d’Assise di Roma ha condannato lunedì 28 settembre 2026 tre degli quattro ufficiali egiziani imputati per il sequestro di Giulio Regeni. Uhsam Helmi, Athar Kamel Mohamed Ibrahim e Magdi Ibrahim Abdelal Sharif sono stati condannati a dieci anni di reclusione per sequestro di persona aggravato.

Il generale Tariq Sabir è stato assolto. La Corte ha escluso le aggravanti contestate e ha dichiarato i tre condannati interdetti in perpetuo dai pubblici uffici, con interdizione legale durante la pena e libertà vigilata per tre anni dopo l’espiazione.

Cade l’accusa di omicidio che la Procura aveva contestato a Magdi Sharif, per il quale l’aggiunto Sergio Colaiocco aveva chiesto l’ergastolo. Per gli altri tre la richiesta era di 17 anni e mezzo.

Il dispositivo è stato letto in aula dopo una camera di consiglio di oltre otto ore. Presenti i genitori Paola Deffendi e Claudio Regeni, la sorella Irene e l’avvocata Alessandra Ballerini, oltre al procuratore capo Francesco Lo Voi e al pm Colaiocco.

I quattro imputati, legati ai servizi di sicurezza egiziani secondo l’accusa, non si sono mai presentati in aula e restano irreperibili. Il processo si è svolto in assenza dopo le decisioni della Corte costituzionale che hanno consentito di proseguire.

Regeni, ricercatore friulano di 28 anni dell’Università di Cambridge, scomparve al Cairo il 25 gennaio 2016. Il corpo fu ritrovato il 3 febbraio con evidenti segni di torture. Sono trascorsi 3.890 giorni dal ritrovamento alla sentenza di primo grado.

All’uscita dall’aula Occorsio, Ballerini ha detto che l’impianto probatorio ha retto e che da stasera i regimi sapranno che l’impunità può essere sconfitta. Ha chiesto al governo italiano di prendere atto della sentenza e di reclamare il risarcimento del danno.

La Presidenza del Consiglio, tramite l’Avvocatura dello Stato, aveva chiesto un risarcimento di due milioni di euro. La famiglia è parte civile. Restano aperti i gradi di giudizio e il nodo dell’esecuzione in Egitto, in assenza di consegne.

Reuters e le agenzie italiane concordano sul dispositivo: tre condanne a dieci anni per sequestro aggravato, un’assoluzione, esclusione dell’accusa di omicidio. Le motivazioni saranno depositate nei termini di legge.

Per il lettore italiano il punto è l’esito di primo grado su un caso di rilevanza nazionale e internazionale: responsabilità processuale riconosciuta su sequestro e torture, senza condanna per omicidio e senza presenza fisica degli imputati in aula.

Fonti consultate

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Testo originale CurioMondo. Ultimo aggiornamento editoriale: 28 settembre 2026.
Illustrazione editoriale CurioMondo generata con IA per rappresentare questa notizia; non è una fotografia documentaria.