E1 è un’area della Cisgiordania occupata situata a est di Gerusalemme, tra Gerusalemme Est e l’insediamento israeliano di Ma’ale Adumim. Non è quindi un punto marginale sulla mappa: si trova lungo uno dei corridoi che collegano l’area di Gerusalemme con il resto della Cisgiordania. Da anni il progetto prevede migliaia di unità abitative e infrastrutture collegate agli insediamenti israeliani.
Nel 2025 le autorità israeliane hanno dato il via libera a oltre 3.400 unità nell’area. Nel 2026 il tema è tornato al centro della diplomazia con la pubblicazione di bandi di costruzione. Il passaggio dai piani alle gare è importante perché avvicina il progetto alla fase operativa, anche se tra un bando e la costruzione effettiva possono esserci ulteriori procedure, ricorsi, decisioni politiche e tempi tecnici.
Il nodo principale è la continuità territoriale. Secondo le Nazioni Unite e l’Unione europea, un’espansione edilizia continua tra Ma’ale Adumim e Gerusalemme Est renderebbe molto più difficile mantenere un collegamento territoriale palestinese tra la parte settentrionale e quella meridionale della Cisgiordania. Anche l’accesso palestinese a Gerusalemme Est, indicata dai palestinesi come futura capitale, ne risulterebbe ulteriormente condizionato.
La questione non riguarda soltanto le case. Strade, barriere, accessi riservati e deviazioni del traffico possono cambiare concretamente il modo in cui le persone si spostano tra città, luoghi di lavoro, scuole e ospedali. OCHA ha inoltre richiamato il rischio di ulteriori pressioni su numerose comunità beduine presenti nell’area, che già affrontano demolizioni, restrizioni edilizie e rischio di trasferimento.
Da molti anni governi europei, Nazioni Unite e organizzazioni internazionali citano E1 come uno dei progetti capaci di modificare in modo particolarmente profondo la geografia necessaria a una futura soluzione a due Stati. L’idea alla base di quella soluzione è che Israele e uno Stato palestinese possano esistere fianco a fianco con territori politicamente e materialmente sostenibili.
Il governo israeliano ha invece continuato a promuovere l’espansione degli insediamenti e alcuni suoi esponenti hanno collegato esplicitamente E1 all’obiettivo di impedire la nascita di uno Stato palestinese. È proprio questa distanza tra le due visioni — controllo israeliano dell’area da una parte e continuità territoriale palestinese dall’altra — a rendere ogni avanzamento del progetto una questione diplomatica internazionale.
Le Nazioni Unite considerano gli insediamenti israeliani nei territori palestinesi occupati contrari al diritto internazionale e richiamano le risoluzioni del Consiglio di Sicurezza e il parere consultivo della Corte internazionale di giustizia del 2024. Su questa base, molti governi chiedono a Israele di interrompere l’espansione degli insediamenti e sostengono che E1 non costituisca un’eccezione.
Questo quadro giuridico spiega anche l’avvertimento rivolto alle imprese. Italia, Francia, Germania e Regno Unito hanno invitato le aziende a non partecipare ai bandi per E1, richiamando possibili conseguenze legali e reputazionali. Non significa che ogni impresa partecipante sarebbe automaticamente condannata da un tribunale: significa però che operare in un progetto contestato sul piano del diritto internazionale può esporre società, finanziatori e fornitori a verifiche, contenziosi, pressioni degli investitori e danni reputazionali.
I prossimi passaggi da seguire sono l’esito dei bandi, l’eventuale partecipazione di imprese, l’avvio effettivo dei cantieri e le reazioni diplomatiche. Un progetto di queste dimensioni non cambia il territorio in una notte: procede attraverso autorizzazioni, infrastrutture, collegamenti stradali e fasi edilizie. Proprio per questo la pressione internazionale tende a concentrarsi sui momenti in cui il progetto passa da una decisione politica a una realizzazione concreta.
E1 va quindi letto come qualcosa di più di una disputa urbanistica. È un punto in cui geografia, sicurezza, politica degli insediamenti, diritti delle comunità palestinesi e futuro dei negoziati si sovrappongono. Capire la posizione dell’area sulla mappa aiuta a comprendere perché un singolo progetto edilizio produca reazioni così forti da parte di governi e organizzazioni internazionali.
