Approfondimento · Geopolitica / Libia

Perché la Libia è ancora divisa e che cosa bloccò le elezioni del 2021

Dalla caduta di Gheddafi alle istituzioni rivali dell’est e dell’ovest: una guida per capire chi governa, il ruolo delle forze armate e perché il voto del 2021 fallì.

30 agosto 2026 · Geopolitica / Libia · 4 min di lettura

A cura della · Come lavoriamo

Domanda guida: chi governa la Libia e perché il voto del 2021 fallì?
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Per capire perché ogni accordo elettorale libico viene accolto insieme con speranza e prudenza bisogna partire dal 2011. La caduta di Muammar Gheddafi eliminò il centro autoritario che aveva controllato il Paese per decenni, ma non produsse istituzioni nazionali abbastanza forti da integrare le molte forze armate nate durante la rivolta. Milizie locali, città e coalizioni politiche conservarono armi, territori e capacità di veto.

Nel 2014 la crisi si trasformò in una divisione stabile. A ovest si consolidarono autorità con base a Tripoli; a est la Camera dei rappresentanti si stabilì nell’area di Bengasi e Tobruk, sostenuta dal campo militare di Khalifa Haftar e dall’Esercito nazionale libico. Le etichette “est” e “ovest” semplificano una realtà più frammentata, perché dentro ciascun campo esistono città, milizie e interessi non sempre allineati.

Oggi a Tripoli opera il Governo di unità nazionale, nato da un processo sostenuto dalle Nazioni Unite. La Camera dei rappresentanti continua però a rivendicare legittimità nell’est e ha appoggiato strutture esecutive alternative. L’Alto Consiglio di Stato, con base occidentale, partecipa ai negoziati sulle leggi e sulle nomine. Nessuno di questi organi controlla da solo tutto il territorio, tutte le forze armate e tutte le entrate pubbliche.

Il petrolio rende la divisione più delicata. I giacimenti, i terminali e la Banca centrale collegano zone controllate da attori diversi; bloccare produzione o esportazioni può diventare uno strumento di pressione. Anche se la National Oil Corporation e altre istituzioni economiche cercano di mantenere un carattere nazionale, le dispute su bilancio e distribuzione delle entrate influenzano ogni accordo politico.

Le elezioni del dicembre 2021 avrebbero dovuto creare una presidenza e un Parlamento riconosciuti in tutto il Paese. Il voto fallì perché le regole non erano state concordate in modo definitivo. Restavano contestati i requisiti dei candidati, la possibilità per figure militari o titolari di cariche pubbliche di concorrere, i poteri della futura presidenza e l’autorità competente a decidere sui ricorsi.

Il problema non era soltanto giuridico. Alcuni candidati rappresentavano centri di potere capaci di contestare un risultato sfavorevole, mentre mancavano garanzie condivise sulla sicurezza dei seggi e sul trasferimento pacifico dell’autorità. Senza una catena di comando unificata e senza una corte o commissione accettata da tutti, anche una regola scritta poteva essere interpretata in modi opposti.

Per questo l’espressione “un’unica autorità esecutiva” è centrale negli accordi più recenti. Significa tentare di sostituire governi concorrenti con un esecutivo incaricato di portare il Paese al voto, amministrare il bilancio e coordinare le istituzioni. Ma la formula funziona soltanto se vengono definiti mandato, durata, meccanismo di nomina e limiti: altrimenti la fase transitoria può diventare un nuovo terreno di scontro.

La road map firmata il 30 agosto 2026 prova a trasformare questi nodi in un calendario di 24 mesi. L’articolo collegato Libia, le istituzioni rivali firmano una road map segue l’attuazione dell’intesa. I segnali decisivi saranno una legge elettorale condivisa, una commissione indipendente, accordi di sicurezza e l’impegno verificabile dei principali attori a riconoscere il risultato.

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Fonti consultate

Approfondimento originale CurioMondo, aggiornato il 30 agosto 2026.