I rappresentanti delle principali istituzioni politiche rivali della Libia hanno firmato a Tripoli una road map che punta a elezioni nazionali entro un massimo di 24 mesi. L’intesa è maturata nei colloqui guidati dalle Nazioni Unite e comprende sia il voto presidenziale sia quello legislativo. È un impegno politico formale, non ancora la convocazione delle urne.
Al tavolo hanno partecipato esponenti del Governo di unità nazionale, dell’Alto Consiglio di Stato, della Camera dei rappresentanti e dell’Esercito nazionale libico. Il testo indica come obiettivi un’unica autorità esecutiva e istituzioni nazionali unificate. Entro un mese dovrebbe essere definito il quadro operativo: calendario, passaggi legislativi, responsabilità e meccanismi necessari a trasformare la dichiarazione in atti verificabili.
La distinzione è importante. Una road map stabilisce una direzione e delle scadenze, ma non risolve automaticamente i conflitti sulle regole elettorali, sui requisiti dei candidati o sulla sicurezza dei seggi. Reuters sottolinea che saranno necessari interventi sulla legge elettorale e sugli organismi incaricati del voto. Senza questi passaggi, la finestra dei 24 mesi resterebbe un obiettivo politico privo di un percorso esecutivo completo.
Il precedente del dicembre 2021 spiega la cautela. Quelle elezioni, presentate come il passaggio capace di riunificare il Paese, furono rinviate all’ultimo momento per dispute sulle regole e sull’ammissibilità di candidati controversi. Non esisteva un accordo condiviso su chi potesse concorrere, su quale istituzione avesse l’ultima parola e su come gestire eventuali contestazioni. Il voto non venne semplicemente posticipato di qualche settimana: il processo si bloccò.
Da allora la Libia è rimasta divisa fra strutture con basi territoriali e militari differenti. A Tripoli opera il Governo di unità nazionale; nell’est la Camera dei rappresentanti è sostenuta dal campo legato a Khalifa Haftar e all’Esercito nazionale libico. Anche petrolio, bilancio pubblico, milizie e controllo delle istituzioni economiche entrano nella trattativa, perché un’elezione credibile richiede che chi perde riconosca il risultato e rinunci a usare la forza per modificarlo.
L’intesa del 30 agosto è quindi rilevante perché riunisce attori che raramente condividono lo stesso percorso e fissa una scadenza misurabile. Non garantisce però che la Libia avrà davvero un governo unico entro due anni. I segnali da osservare sono concreti: approvazione delle norme, accordo sull’esecutivo transitorio, indipendenza della commissione elettorale, sicurezza nazionale e accesso uniforme al voto.
Per ricostruire le origini della divisione, il ruolo delle istituzioni dell’est e dell’ovest e le ragioni del fallimento del 2021, CurioMondo ha preparato l’approfondimento Perché la Libia è ancora divisa e che cosa bloccò le elezioni del 2021. La nuova road map va letta dentro quella storia: è un tentativo di spezzare lo stallo, non la sua conclusione.
