Una torbiera è un ambiente umido in cui resti vegetali parzialmente decomposti si accumulano per secoli formando la torba. Quando resta bagnata, questa materia organica conserva acqua e difficilmente brucia. Dopo lunghi periodi di siccità, però, gli strati superficiali possono asciugarsi e trasformarsi in un combustibile compatto.
Il fuoco può iniziare per un fulmine, una scintilla, un’attività umana o l’estensione di un incendio della vegetazione vicina. Una volta entrato nella torba secca, non ha bisogno di grandi fiamme: può avanzare attraverso una combustione lenta e senza fiamma chiamata combustione covante.
La torba contiene molto carbonio e presenta numerosi piccoli spazi attraverso i quali passa l’ossigeno. Se è abbastanza asciutta, una parte incandescente può propagarsi lentamente in profondità e lateralmente, nascosta da cenere e terreno. In superficie si vedono magari soltanto fumo e punti caldi, mentre sotto continua la combustione.
Secondo la letteratura scientifica, gli incendi di torba possono durare settimane o mesi. Il loro avanzamento è molto più lento di quello di un fronte di fiamma tra alberi e cespugli, ma proprio questa lentezza li rende insidiosi: il calore resta concentrato e può superare una linea che sembra già messa in sicurezza.
L’acqua deve raggiungere il punto esatto in cui la torba sta bruciando. Se bagna soltanto lo strato superiore, il calore presente più in basso può continuare a consumare materiale e riemergere dopo alcune ore o giorni. Per questo le squadre cercano i punti caldi con sonde, termocamere e controlli ripetuti.
Spegnere completamente può richiedere grandi quantità d’acqua, scavi per raggiungere gli strati incandescenti e la rimozione del materiale già compromesso. Su superfici vaste o difficili da percorrere il lavoro diventa ancora più lento, mentre elicotteri e aerei sono soprattutto utili per abbassare l’intensità del fronte e proteggere le aree esposte.
Un focolaio sotterraneo può restare isolato sotto uno strato di cenere, che trattiene parte del calore. Se cambia il vento, se la torba si rompe oppure se il calore raggiunge erba e arbusti secchi, la combustione covante può tornare a produrre fiamme visibili. Il nuovo fronte può comparire anche a distanza dal punto in cui i soccorritori lo stavano osservando.
Ecco perché la fase di bonifica continua dopo il contenimento dell’incendio. Non basta che le fiamme spariscano: occorre misurare la temperatura, smuovere il terreno, bagnare in profondità e controllare più volte il perimetro.
La combustione lenta produce un fumo denso che può contenere particolato fine e altre sostanze irritanti. Il fumo può spostarsi per molti chilometri e ridurre la qualità dell’aria anche in città lontane dal fronte. Bambini, anziani e persone con patologie respiratorie o cardiache sono generalmente tra i soggetti più vulnerabili.
Quando le autorità consigliano di chiudere porte e finestre, limitare le attività all’aperto o lasciare una zona, l’indicazione va seguita anche se non si vedono fiamme. Il rischio principale può essere il fumo, non il contatto diretto con il fuoco.
Le torbiere sane immagazzinano grandi quantità di carbonio accumulato nel tempo. Quando la torba brucia, una parte di quel carbonio torna nell’atmosfera. Il danno non riguarda quindi soltanto la vegetazione visibile: può andare perso uno strato formato in decenni o secoli.
Il ripristino passa soprattutto dal mantenimento dell’acqua nel suolo. Chiudere canali di drenaggio, rialzare il livello della falda e ricostruire la vegetazione tipica riduce la possibilità che la torba si asciughi abbastanza da diventare combustibile.
Le squadre realizzano linee di difesa eliminando vegetazione e materiale combustibile, bagnano i settori più pericolosi e presidiano i punti in cui il vento potrebbe spingere scintille. Se il fronte cambia direzione, una barriera preparata in anticipo può dare ai soccorritori il tempo necessario per fermarlo prima che raggiunga case e infrastrutture.
Le evacuazioni vengono revocate soltanto quando il perimetro, il fumo e le vie di accesso sono considerati sicuri. Il fatto che nessuna abitazione sia stata distrutta non significa automaticamente che il pericolo sia terminato: in una torbiera, ciò che non si vede è spesso la parte più difficile da controllare.
