L'Italia è all'83° posto su 145 economie nel Global Gender Gap Report 2026, pubblicato dal World Economic Forum il 16 settembre. Il Paese guadagna due posizioni rispetto all'edizione precedente, ma il profilo nazionale mostra un divario particolarmente ampio nella partecipazione economica e nelle opportunità.
In questa componente l'Italia occupa infatti il 121° posto. Il sottoindice considera differenze tra donne e uomini nella partecipazione al lavoro, nel reddito stimato, nella presenza tra professionisti e tecnici e nell'accesso ai ruoli di legislazione, alta amministrazione e gestione d'impresa.
Il risultato è migliore nella dimensione dell'empowerment politico, dove l'Italia si colloca al 61° posto. Le due graduatorie descrivono aspetti diversi: la presenza di una donna alla guida del governo non elimina automaticamente gli squilibri nella forza lavoro, nelle retribuzioni o nelle posizioni aziendali con maggiore potere decisionale.
L'indice WEF non misura un livello assoluto di benessere e non assegna voti alle politiche dei governi. Confronta invece quanta parte del divario tra donne e uomini risulta chiusa in quattro aree: economia, istruzione, salute e sopravvivenza, rappresentanza politica. I punteggi sono costruiti su una scala da zero a uno e servono soprattutto a confrontare paesi e andamento nel tempo.
Il quadro globale copre 145 economie. Secondo il WEF, nel 2026 è stato chiuso in media il 69,2% del divario complessivo, quattro decimi di punto in più rispetto al 2025. Al ritmo osservato nei vent'anni di serie storica, la parità mondiale resterebbe distante circa 120 anni: è una proiezione, non una scadenza certa.
A livello mondiale le aree più vicine alla parità sono istruzione e salute, entrambe oltre il 96%. Le distanze maggiori rimangono nella partecipazione economica, al 61,7%, e soprattutto nel potere politico, al 22,1%. Il rapporto segnala inoltre che la presenza femminile diminuisce con l'aumento della seniority nelle organizzazioni.
Per l'Italia, il 121° posto economico è rilevante anche per la crescita. Una precedente analisi nazionale rilanciata da Reuters indicava nel 2024 un tasso di occupazione femminile del 53,2%, con 17,8 punti di distanza dagli uomini. Sono dati di un'altra fonte e di un altro anno, ma aiutano a leggere il punto debole che riemerge nella graduatoria WEF.
Il rapporto è quindi una fotografia comparativa, non una spiegazione causale completa. Per valutare gli interventi necessari occorre affiancare all'indice dati nazionali su occupazione, salari, lavoro involontariamente part-time, congedi, servizi di cura e carriere. L'83° posto registra un miglioramento relativo, mentre il 121° nella dimensione economica indica che il ritardo strutturale resta ampio.
