Sessant'anni fa a Pisa nacque un pacemaker capace di riconoscere il battito spontaneo e di stimolare il cuore soltanto quando necessario. Il prototipo ESCORT, sviluppato nel 1966 da clinici ed elettronici del CNR, viene ora ricordato con un incontro pubblico e una nuova teca permanente al Museo degli Strumenti per il Calcolo.
Il problema clinico fu posto da Luigi Donato, allora alla guida del gruppo di Fisiologia della Clinica Medica universitaria. Il giovane fisico Franco Denoth e i tecnici del Centro Studi Calcolatrici Elettroniche del CNR cercarono una soluzione che evitasse il conflitto fra ritmo naturale e impulso artificiale.
L'idea decisiva era usare lo stesso filo per portare lo stimolo elettrico al cuore e per ascoltarne l'attività. Se il dispositivo rilevava un battito spontaneo, attendeva; in sua assenza interveniva con l'impulso programmato.
I primi schemi risalgono al febbraio 1966 e la domanda di brevetto fu depositata in giugno. Entro la fine dell'anno ESCORT era stato utilizzato in 20 casi senza guasti registrati; il CNR ne produsse poi alcune decine per centri cardiologici italiani e stranieri.
La valorizzazione industriale passò nel 1967 a Sorin Biomedica. Da allora la cardiostimolazione è arrivata a dispositivi miniaturizzati e senza fili, sensori impiantabili, monitoraggio remoto e strumenti di intelligenza artificiale per individuare le aritmie.
La teca con il prototipo originale viene inaugurata l'8 ottobre alle 12 nella sezione Non solo calcolo del museo pisano, al termine dell'incontro Battiti Elettronici inserito nell'Internet Festival 2026.
