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PAC 2028-2034, il Consiglio UE fissa la sua linea su reddito e giovani agricoltori

La posizione negoziale parziale mantiene pagamenti diretti, strumenti di crisi e sostegni al ricambio generazionale; bilancio e questioni orizzontali restano da definire.

27 ottobre 2026 alle ore 12:54 · Unione europea · 3 min di lettura

A cura della Redazione CurioMondo

Illustrazione editoriale IA di un’agricoltrice in un campo europeo con bandiere dell’Unione sullo sfondo; scena non documentaria.
Illustrazione editoriale CurioMondo generata con IA per rappresentare questa notizia; non è una fotografia documentaria.
Il punto in tre dati
2028-2034periodo della nuova PAC
circa 300 mld €riserva proposta
posizione parzialebilancio ancora aperto

Il Consiglio dell’Unione europea ha concordato il 26 ottobre una posizione negoziale parziale sulla politica agricola comune per il periodo 2028-2034. L’intesa tra gli Stati non approva ancora la nuova PAC e non definisce il suo bilancio finale.

Serve a stabilire la linea del Consiglio in vista del confronto con il Parlamento europeo, lasciando fuori le cifre e le questioni orizzontali che dipendono dal negoziato sul prossimo quadro finanziario pluriennale.

La proposta della Commissione inserisce gli interventi agricoli nei nuovi piani nazionali e regionali di partenariato, superando l’attuale separazione formale tra i due pilastri finanziati dal Fondo europeo agricolo di garanzia e dal Fondo per lo sviluppo rurale.

Il Consiglio chiede però continuità negli strumenti che gli agricoltori conoscono: sostegno al reddito, investimenti, misure ambientali, gestione del rischio e risposta alle crisi devono restare riconoscibili anche nella nuova architettura.

Sul piano finanziario, la Commissione ha proposto di riservare circa 300 miliardi di euro al sostegno del reddito e alle crisi agricole. La cifra non è ancora acquisita perché sarà decisa insieme al bilancio UE 2028-2034. Per le aziende italiane questo significa che non si possono ancora calcolare dotazioni nazionali o pagamenti per ettaro.

La decisione del Consiglio rafforza tuttavia la richiesta politica di proteggere una quota agricola specifica dentro il nuovo sistema di programmazione.

Il principale pagamento diretto dovrebbe diventare il sostegno al reddito degressivo basato sulla superficie, indicato con l’acronimo DABIS. Gli Stati dovrebbero definire chi è un agricoltore attivo, con margini per adattare i criteri alla struttura nazionale.

Il Consiglio mantiene anche la possibilità di un meccanismo redistributivo, cioè di spostare una parte delle risorse verso le aziende più piccole o verso i primi ettari, ma il dettaglio sarà oggetto della fase legislativa successiva.

Un capitolo specifico riguarda il ricambio generazionale. La linea del Consiglio prevede pagamenti DABIS più elevati per i giovani, aiuti all’avviamento, consulenza e trasferimento di conoscenze. Ogni Stato dovrebbe inoltre predisporre una strategia per il rinnovo delle generazioni e un pacchetto iniziale di strumenti.

Per l’Italia, dove l’accesso alla terra e al credito resta un ostacolo, la qualità della futura programmazione nazionale sarà decisiva quanto il testo europeo.

La posizione include pratiche di gestione ambientale, strumenti assicurativi e altre forme di gestione del rischio. Viene contemplato anche un sostegno temporaneo nelle crisi e la possibilità di finanziare servizi di sostituzione in azienda quando l’agricoltore è malato o deve occuparsi dei figli.

Sono elementi con effetti pratici potenzialmente importanti, ma non diventano diritti immediatamente esigibili: dovranno essere inseriti nei regolamenti definitivi e poi nei piani approvati.

Il Consiglio richiama inoltre la diversificazione delle economie rurali, dall’agriturismo ai servizi digitali. Questa impostazione può interessare le imprese italiane che affiancano alla produzione attività turistiche, trasformazione e vendita diretta. Non equivale però a un nuovo bando: le condizioni di accesso, le aliquote e le graduatorie nasceranno soltanto dopo l’accordo europeo e la successiva programmazione nazionale e regionale.

Il prossimo passaggio è il negoziato con il Parlamento europeo. Finché non saranno chiusi anche il quadro finanziario pluriennale e le norme comuni, agricoltori e consulenti non devono considerare definitive né le cifre né le modalità operative.

La novità concreta del 26 ottobre è politica: gli Stati hanno costruito una base comune che tutela pagamenti diretti e strumenti di crisi, ma la distribuzione delle risorse tra Paesi, settori e aziende resta ancora aperta.

Fonti consultate

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Testo originale CurioMondo. Ultimo aggiornamento editoriale: 27 ottobre 2026 alle ore 12:54.
Illustrazione editoriale CurioMondo generata con IA per rappresentare questa notizia; non è una fotografia documentaria.