Il Comitato delle Nazioni Unite sulle sparizioni forzate ha deciso di portare con urgenza la situazione del Messico all'attenzione dell'Assemblea generale. Gli esperti dichiarano di aver riscontrato fondati elementi di scomparse forzate commesse come crimini contro l'umanità in diversi luoghi e periodi.
La decisione usa la procedura prevista dall'articolo 34 della Convenzione internazionale. Questo passaggio consente al Comitato di chiedere al segretario generale di trasmettere valutazione, rapporti e osservazioni all'Assemblea, affinché consideri misure di sostegno e cooperazione.
Gli esperti distinguono le responsabilità locali e organizzative da una politica nazionale. Il documento afferma che non sono emersi fondati elementi di una politica federale deliberata, né attraverso azioni dirette né tramite una consapevole omissione, volta a commettere tali atti.
Il Comitato descrive invece attacchi diffusi o sistematici attribuiti a organizzazioni autonome oppure realizzati con complicità o acquiescenza di funzionari a vari livelli. Questa è una valutazione giuridica del materiale raccolto, non una sentenza sulla responsabilità penale di singole persone.
Il Messico ha respinto l'idea di una pratica nazionale e sostiene che gran parte dei casi riguardi gruppi criminali non statali. Il governo richiama leggi, procure specializzate, commissioni di ricerca e altre strutture come prova dell'impegno istituzionale contro le sparizioni.
Gli esperti riconoscono le misure adottate, ma le considerano insufficienti davanti all'aumento dei casi, alla crisi forense e all'impunità quasi totale. Il documento osserva che difficoltà amministrative, struttura federale, mancanza di risorse e corruzione possono spiegare l'inefficacia senza dimostrare un disegno federale deliberato.
La procedura non stabilisce che ogni persona registrata come scomparsa sia vittima di sparizione forzata. Il registro nazionale comprende categorie diverse; servono indagini indipendenti per qualificare i singoli casi e identificare eventuali responsabilità pubbliche o private.
Il Comitato chiede cooperazione tecnica, sostegno finanziario, capacità forense e indagini sui legami tra funzionari e criminalità organizzata. Propone inoltre un meccanismo efficace per ricostruire la verità e proteggere famiglie, organizzazioni e difensori impegnati nelle ricerche.
Il coinvolgimento dell'Assemblea generale apre una fase diplomatica e di assistenza, non produce automaticamente sanzioni o condanne. Il seguito dipenderà dalle misure discusse dagli Stati, dal dialogo con il Messico e dall'accesso a dati più affidabili sui casi.
Il documento ricorda che una sparizione forzata richiede il coinvolgimento, il sostegno o l'acquiescenza dello Stato secondo la Convenzione. Le sparizioni commesse esclusivamente da privati rientrano in altre categorie, salvo i collegamenti accertati con autorità pubbliche.
L'indicazione di crimini contro l'umanità richiede un attacco diffuso o sistematico contro la popolazione civile. Il Comitato ritiene soddisfatto questo criterio in più contesti territoriali, pur senza individuare un unico attacco nazionale coordinato.
Le famiglie chiedono ricerche rapide, identificazioni e accesso agli atti. La decisione Onu insiste sul loro ruolo perché ritardi e frammentazione delle banche dati possono aggravare il danno e rendere più difficile preservare prove utili.
