La Camera prosegue il 20 ottobre l’esame della proposta di legge C. 362-A per tutelare e valorizzare attività commerciali e artigianali nei centri storici. La discussione generale si è svolta il 12 ottobre. Il provvedimento non è ancora legge e non produce oggi nuovi divieti, autorizzazioni o contributi per gli esercenti.
Il testo consente ai Comuni di individuare ambiti di interesse storico, culturale, paesaggistico, turistico o religioso nei quali il commercio di vicinato contribuisce all’identità urbana. L’attenzione riguarda anche zone legate alle tradizioni alimentari e produttive locali, oltre alle attività riconosciute come storiche secondo la normativa vigente.
La proposta si applica agli esercizi di vicinato fino a 150 metri quadrati nei Comuni con meno di diecimila abitanti e fino a 250 metri quadrati negli altri. Include inoltre attività artigianali. Le soglie definiscono il perimetro della disciplina proposta, ma non trasformano automaticamente ogni piccolo negozio in attività tutelata.
I Comuni avrebbero il compito di delimitare le aree e approvare regole locali coerenti con i criteri nazionali. Potrebbero programmare insediamenti commerciali, tutelare la varietà dell’offerta e contrastare processi di desertificazione. Le decisioni dovrebbero rispettare concorrenza, competenze regionali, pianificazione urbana e libertà di iniziativa economica.
Durante l’esame in Commissione è stato eliminato un impianto più rigido basato su permessi preventivi generalizzati. La versione arrivata in Aula punta soprattutto sul potere regolamentare comunale e sul coordinamento con gli strumenti urbanistici. Questo passaggio riduce il rischio di leggere il testo come un blocco nazionale uniforme delle nuove aperture.
Il disegno si collega al registro nazionale delle attività storiche istituito nel 2024. L’inserimento nel registro e la disciplina delle aree comunali restano però strumenti distinti. Un negozio può avere valore storico senza rientrare automaticamente in ogni misura locale, mentre un’area può essere regolata in base a più criteri territoriali.
Per artigiani e commercianti l’effetto potenziale è una maggiore stabilità delle funzioni di quartiere, ma anche regole più dettagliate sulle destinazioni d’uso e sulle categorie ammesse. Il testo non promette un contributo economico uguale per tutti. Eventuali incentivi richiederebbero stanziamenti e atti successivi delle amministrazioni competenti.
Le associazioni di categoria ascoltate dalla Camera hanno sostenuto l’obiettivo di contrastare la perdita di identità dei centri storici, chiedendo però procedure chiare e compatibili con il mercato. Il lungo ciclo di audizioni ha coinvolto Comuni, Regioni, imprese, consumatori, proprietari immobiliari e organizzazioni dell’artigianato.
L’Assemblea deve ora esaminare articoli ed emendamenti. Se la Camera approverà il testo, servirà il passaggio al Senato; eventuali modifiche imporrebbero un nuovo voto della prima Camera. Solo dopo l’approvazione conforme, la promulgazione e la pubblicazione si potrà parlare di una legge nazionale applicabile.
Per ora la conseguenza concreta è politica e amministrativa: il Parlamento discute quali strumenti dare ai sindaci per preservare servizi, botteghe e mestieri nei luoghi più fragili. Esercenti e cittadini dovranno controllare il testo finale e, successivamente, le delibere del proprio Comune, che potrebbero differire da città a città.
