Edward Mukiibi, presidente di Slow Food, ha detto sabato a Torino che il diritto al cibo non riguarda soltanto il consumo, il riempire un piatto o gli scaffali di un negozio. Riguarda l'accesso alla conoscenza, alla terra, alle risorse, all'acqua e ai semi. Lo riporta l'ANSA dal Terra Madre Salone del Gusto, aperto fino a domenica 27 settembre.
Mukiibi ha legato il cibo a una dimensione etica, quella dei diritti delle persone. Il Giornale La Voce, presente allo stesso incontro, riassume la tesi nello stesso modo: non basta avere qualcosa da mangiare. Il punto è poter produrre, distribuire e scegliere.
Francesco Sottile, agronomo e vicepresidente di Slow Food Italia, ha detto che parlare di diritto al cibo obbliga a parlare di sovranità alimentare. I due concetti, ha precisato, non hanno a che fare con nazionalismi e protezionismo, né con le catene di fornitura che oggi dominano i sistemi alimentari.
Raj Patel, economista britannico intervenuto allo stesso incontro, ha definito la sovranità alimentare come la condizione di una comunità che ha diritti sul cibo e il potere di decidere come quel cibo arriva. Ha aggiunto che la fame di chi non può permettersi di mangiare è stata resa normale.
Patel ha ricordato che, nel diritto medievale, in caso di necessità il cibo poteva diventare una ricchezza comune. Oggi, ha detto, quel passaggio è stato chiuso dal diritto di proprietà. L'ANSA riporta la frase sul prezzo della fame come giudizio di Patel, non come un dato statistico nuovo.
Terra Madre resta aperto domenica. Le frasi di sabato non sono un documento dell'Unione europea né una legge. Sono l'asse politico con cui Slow Food ha aperto la discussione a Torino.
Sottile, nel resoconto de La Voce, chiede di trattare l'alimentazione come una responsabilità pubblica. Non è una proposta di legge depositata in Parlamento. È il modo in cui Slow Food ha aperto Terra Madre, davanti a un pubblico di operatori e visitatori, non in un'aula istituzionale.
