La Giunta di Milano ha approvato il terzo pacchetto di riforme sul decentramento, con nuove competenze e strumenti per i nove Municipi. La delibera è una proposta da sottoporre al Consiglio comunale: le modifiche non sono ancora entrate in vigore.
Il pacchetto prosegue gli interventi avviati nel 2024 e nel 2026 e mira ad avvicinare alcune decisioni amministrative ai quartieri senza trasformare i Municipi in Comuni autonomi.
Tra le deleghe permanenti proposte figurano i patti di collaborazione per la cura dei beni comuni e la gestione dei Centri Milano Donna. I Municipi potrebbero seguire con maggiore continuità progetti nati da associazioni, gruppi informali e residenti, mantenendo il coordinamento con gli uffici centrali.
La delega non elimina requisiti, controlli o vincoli di bilancio: definisce quale livello dell'amministrazione istruisce e governa attività più vicine al territorio.
La riforma prevede risorse per l'arredo urbano e un ruolo municipale nei piani d'area relativi a dehors e occupazioni di suolo pubblico. Comprende inoltre interventi di depavimentazione e creazione di aree verdi.
Per commercianti e residenti ciò potrebbe significare interlocutori più prossimi su tavolini, spazi di quartiere e piccole trasformazioni, ma i titoli autorizzativi e le regole generali della città resterebbero necessari.
Sono previste linee di indirizzo dei Municipi su sport, patrimonio immobiliare comunale, sicurezza urbana e obiettivi annuali dell'agente di prossimità. Un indirizzo politico-territoriale non coincide automaticamente con un ordine operativo alle forze di polizia o con la disponibilità di nuovi immobili. L'efficacia dipenderà da atti successivi, risorse, competenze dei dirigenti e coordinamento tra assessorati centrali e amministrazioni municipali.
Il pacchetto rafforza anche la consultazione preventiva. Il parere dei Municipi diventerebbe obbligatorio in anticipo su rigenerazione urbana, opere di urbanizzazione e trasformazioni territoriali, oltre che su impianti sportivi, commercio, mercati, spettacoli viaggianti, toponomastica e orari dei parchi.
Obbligo di parere non significa diritto di veto: il testo definitivo dovrà chiarire tempi, conseguenze della mancata risposta e motivazione quando il Comune decide diversamente.
Per consentire una maggiore attività istituzionale, il tetto mensile delle presenze retribuite dei consiglieri municipali passerebbe da undici a sedici. La Giunta afferma che l'aumento non comporterà costi aggiuntivi perché coperto dalle risorse già stanziate. Questo punto sarà verificabile nel bilancio e nell'applicazione: più sedute possono migliorare la capacità deliberativa, ma richiedono anche istruttorie e personale amministrativo adeguati.
Per i cittadini il cambiamento più percepibile potrebbe essere la possibilità di discutere prima, e non a decisione quasi conclusa, progetti che incidono su strade, parchi e servizi di prossimità. La qualità dipenderà dalla pubblicità delle sedute, dalla chiarezza dei documenti e dalla restituzione delle decisioni.
Senza informazioni accessibili, un parere anticipato rischia di restare un passaggio interno poco visibile agli abitanti.
Il Comune dovrà inoltre evitare sovrapposizioni tra competenze municipali e centrali. Un progetto urbano può interessare più quartieri, reti di trasporto e standard validi per tutta Milano. Il decentramento funziona se le decisioni locali sono accompagnate da regole comuni, dati comparabili e un canale per risolvere conflitti tra Municipi.
La proposta parla di maggiore responsabilità, non di nove sistemi amministrativi separati.
Il prossimo passaggio è l'esame del Consiglio comunale, che può approvare, modificare o respingere il pacchetto. Dopo il voto serviranno atti organizzativi e assegnazione concreta di risorse e personale. Fino a quel momento restano in vigore le competenze attuali. Residenti, associazioni e operatori dovranno quindi distinguere tra l'annuncio politico della Giunta e i procedimenti già utilizzabili presso il proprio Municipio.
