PARIGI — Emmanuel Macron ha chiesto al governo una verifica delle carenze nel lavoro di intelligence e nella preparazione delle forze dell’ordine dopo le violenze del 17 ottobre. Nel discorso televisivo delle 20 di domenica 18 ottobre, pubblicato dall’Eliseo e ripreso da Reuters, il presidente ha annunciato che i prefetti potranno vietare alcuni raduni, in raccordo con i sindaci.
Il capo dello Stato ha inoltre incaricato il governo di riunire durante la settimana studenti, insegnanti, parlamentari, rappresentanti sindacali e imprenditori per elaborare proposte concrete. La richiesta di confronto è stata annunciata; non sono stati presentati in quell’intervento un accordo economico già concluso o importi definitivi per nuovi interventi.
Macron ha ribadito la condanna dei saccheggi, distinguendo chi ha commesso violenze dalle persone scese pacificamente in piazza. La verifica annunciata riguarda la capacità di anticipare e contenere i disordini: non ne anticipa l’esito e non accerta la responsabilità dei singoli funzionari.
L’intervento televisivo aggiorna la presa di posizione diffusa dal presidente su X nella serata di sabato. Quella prima dichiarazione prometteva conseguenze giudiziarie per gli attacchi agli edifici pubblici e alle attività commerciali; il discorso di domenica aggiunge indicazioni operative e un percorso di confronto sociale.
La distinzione è essenziale: la promessa di perseguire chi ha commesso reati non determina automaticamente la colpevolezza delle persone fermate. Le autorità inquirenti devono ricostruire condotte e responsabilità individuali. I giudici, nei procedimenti previsti dalla legge, valutano gli elementi raccolti prima di eventuali decisioni di condanna.
Le dichiarazioni sono arrivate al termine di una giornata di cortei contro il carovita e per il rafforzamento dei servizi pubblici, con un ruolo importante di studenti e sindacati. Il ministero dell’Interno ha stimato circa 550.000 partecipanti a 110 manifestazioni. Gli organizzatori hanno rivendicato una mobilitazione più ampia, pari a circa 800.000 persone.
Molte manifestazioni si sono svolte senza incidenti, mentre in diversi centri urbani sono emersi gruppi responsabili di attacchi e danneggiamenti. A Limoges è stato segnalato un incendio al municipio. Altri episodi hanno interessato municipi e prefetture, secondo i resoconti delle autorità francesi riportati in serata.
La situazione ha riguardato anche negozi e strade commerciali. A Parigi, Marsiglia e in altre città sono stati segnalati saccheggi e vandalismi. Il presidente ha fatto riferimento proprio a questi obiettivi per spiegare la propria condanna, senza annunciare nel messaggio del 17 ottobre una lista di nuove sanzioni amministrative o provvedimenti immediatamente operativi.
Il ministro dell’Interno Laurent Nuñez aveva riferito nella serata del 17 ottobre un bilancio provvisorio di circa 400 persone fermate, superiore alle 272 segnalate nel pomeriggio. Ha inoltre indicato 60 appartenenti alle forze di sicurezza feriti. Sono numeri relativi alla gestione dell’ordine pubblico, non al totale delle persone successivamente giudicate colpevoli.
La risposta dell’esecutivo si è sviluppata anche sul piano operativo. Matignon aveva annunciato per le 20 del 17 ottobre una cellula interministeriale di crisi presieduta dal primo ministro Sébastien Lecornu. Il dispositivo di coordinamento era stato predisposto il giorno prima e attivato già durante la mattina, prima della scelta di coinvolgere direttamente il premier.
La cornice giudiziaria precede le dichiarazioni di Macron. Il 9 ottobre il ministero della Giustizia aveva pubblicato un bilancio relativo alle settimane di proteste liceali, spiegando le indicazioni inviate ai procuratori. Il ministero aveva richiamato una risposta penale ferma ma proporzionata: quel documento non anticipa però l’esito delle indagini sui fatti del 17 ottobre.
Accanto alle accuse di violenze ai danni degli agenti sono emerse anche questioni sulle modalità degli interventi di polizia. A Saint-Étienne è stata annunciata un’indagine dell’organo ispettivo dopo la grave ferita riportata da un giovane manifestante. Anche questo procedimento richiede accertamenti autonomi e non può essere risolto attraverso dichiarazioni politiche.
