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Data center in Lombardia, stretta proposta su acqua, energia e suolo

La Giunta approva modifiche alla legge regionale: raffreddamento a consumo limitato, rinnovabili e verifica della rete. Serve ancora il voto del Consiglio.

16 ottobre 2026 alle ore 05:49 · Lombardia · Aggiornato il 26 ottobre 2026 alle ore 07:40 · 3 min di lettura

A cura della Redazione CurioMondo

Illustrazione editoriale IA di un data center lombardo con sistemi di raffreddamento ed energia rinnovabile; scena simbolica non documentaria.
Illustrazione editoriale CurioMondo generata con IA per rappresentare questa notizia; non è una fotografia documentaria.
Il punto in tre dati
22 ottobrevia libera della Giunta
300+richieste di allaccio riportate
solo nuove domandeambito annunciato

La Giunta della Lombardia ha approvato una proposta di modifica della legge regionale sui data center, intervenendo su consumo d'acqua, approvvigionamento energetico, compatibilità con la rete e uso del suolo. Il provvedimento deve ancora essere discusso e votato dal Consiglio regionale.

Le nuove condizioni, secondo quanto annunciato, si applicherebbero alle domande presentate dopo l'entrata in vigore della legge modificata e non sono quindi operative al 26 ottobre.

Per i nuovi impianti si prevede l'uso di sistemi di raffreddamento a consumo limitato d'acqua. I data center generano molto calore e possono richiedere raffreddamento continuo: la scelta tecnologica incide sui prelievi idrici, soprattutto nei territori sottoposti a stress.

Il requisito non equivale a un divieto assoluto di utilizzare acqua, ma dovrebbe spingere verso soluzioni che ne riducano il consumo e rendano misurabile l'impatto del progetto.

Sul fronte elettrico, la proposta richiede energia autoprodotta da fonti rinnovabili o acquistata da fonti rinnovabili e una certificazione di compatibilità con la rete. L'obiettivo è distinguere gli investimenti realizzabili dalle semplici richieste di connessione e prevenire progetti che saturino capacità utile ad altri utenti.

La verifica non garantisce da sola assenza di impatti: contano potenza assorbita, continuità del carico, infrastrutture necessarie e tempi di connessione.

La revisione chiarisce anche il percorso urbanistico. Quando il progetto consuma suolo agricolo e non è conforme al Piano di governo del territorio, sarebbe necessaria una variante urbanistica; negli altri casi verrebbe richiesto un piano attuativo.

Questo rafforza il ruolo dei Comuni nella localizzazione e nella valutazione delle opere connesse, senza attribuire ai sindaci un potere illimitato fuori dalle procedure previste dalla legge.

Le modifiche arrivano pochi mesi dopo la legge regionale 11 del 3 giugno 2026, che ha istituito uno Sportello regionale, una task force e un procedimento dedicato per realizzazione e ampliamento dei centri dati. Le delibere attuative di agosto hanno già definito priorità insediative ed energetico-ambientali, contenuti della relazione energetica e linee amministrative.

A settembre sono stati aggiunti criteri per concertazione e compensazioni sovracomunali.

Per residenti e amministrazioni locali le conseguenze da verificare riguardano rumore, gruppi elettrogeni, traffico di cantiere, calore, occupazione di suolo, prelievi idrici e nuove linee elettriche. I data center possono anche portare investimenti, tributi e servizi digitali, ma il numero di posti di lavoro permanenti varia molto rispetto alla dimensione dell'impianto.

Ogni progetto richiede quindi dati specifici, non valutazioni basate soltanto sulla potenza annunciata.

Per gli operatori la distinzione temporale è decisiva. Le istanze già presentate potrebbero restare nel quadro precedente, mentre le nuove domande seguirebbero le condizioni rafforzate indicate dalla futura legge. Saranno necessarie disposizioni transitorie chiare per evitare contenziosi su data di presentazione, completezza della pratica e modifiche sostanziali.

Prima del voto consiliare, imprese e Comuni devono fare riferimento alle norme e delibere vigenti.

La Regione motiva l'intervento con la rapida crescita delle richieste di allaccio e con le preoccupazioni espresse da amministratori locali e comitati. Secondo i dati riportati dalla stampa, le richieste indirizzate a Terna superano quota trecento; una richiesta non corrisponde però automaticamente a un cantiere autorizzato.

Il filtro proposto vuole collegare la capacità di rete a progetti più maturi e a requisiti ambientali verificabili.

Il prossimo passaggio concreto è il deposito e l'esame del testo in Consiglio regionale, dove potranno arrivare emendamenti su acqua, rinnovabili, suolo e ruolo dei Comuni. Solo la pubblicazione sul Bollettino ufficiale renderà certe formulazione e decorrenza. Fino ad allora è corretto parlare di stretta proposta dalla Giunta, non di obblighi già in vigore per tutti i data center lombardi.

Fonti consultate

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Testo originale CurioMondo. Ultimo aggiornamento editoriale: 26 ottobre 2026 alle ore 07:40.
Illustrazione editoriale CurioMondo generata con IA per rappresentare questa notizia; non è una fotografia documentaria.