La produzione industriale italiana è diminuita dell’1% a giugno rispetto a maggio, secondo la stima diffusa dall’ISTAT. Il risultato è nettamente inferiore alle attese raccolte da Reuters, che indicavano un recupero dello 0,3% dopo la flessione del mese precedente. Su base annua, correggendo il dato per gli effetti di calendario, l’indice è sceso dello 0,6%.
La contrazione riguarda quasi tutti i principali raggruppamenti industriali. I beni strumentali hanno registrato il calo mensile più forte, pari al 2,1%, seguiti dai beni intermedi con -0,9% e dai beni di consumo con -0,7%. L’energia è l’unico comparto in aumento, con una crescita dello 0,8%. La composizione del dato segnala difficoltà negli investimenti produttivi e nelle catene manifatturiere, non soltanto una variazione legata a un singolo settore.
Nonostante la frenata di giugno, nella media del secondo trimestre la produzione industriale è cresciuta dello 0,4% rispetto ai primi tre mesi dell’anno. Il quadro, quindi, non indica automaticamente una recessione industriale, ma rende più fragile il miglioramento osservato nella prima parte del 2026. La differenza tra il dato mensile negativo e la media trimestrale positiva mostra quanto l’andamento resti irregolare.
L’industria pesa meno che in passato sul prodotto interno lordo, ma resta decisiva per esportazioni, occupazione qualificata e investimenti. L’economia italiana è cresciuta dello 0,3% nel primo trimestre e dello 0,2% nel secondo. Il governo prevede per il 2026 una crescita dello 0,6%, mentre l’Ufficio parlamentare di bilancio ha formulato una stima più favorevole. Una persistente debolezza manifatturiera potrebbe ridurre il contributo delle esportazioni e aumentare la dipendenza dai servizi.
Le aziende devono affrontare costi energetici elevati, domanda internazionale incerta, condizioni finanziarie ancora selettive e tensioni geopolitiche che complicano approvvigionamenti e trasporti. Nei prossimi mesi sarà importante capire se il calo di giugno rappresenti un episodio temporaneo o l’inizio di una fase più debole per ordini e produzione.