Il governo italiano vuole mantenere sotto controllo nazionale la proprietà delle centrali idroelettriche. Il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica Gilberto Pichetto Fratin ha indicato come strada il rinnovo delle concessioni agli operatori presenti, in cambio di nuovi investimenti sugli impianti.
La posizione è stata riportata il 15 settembre da Reuters e ripresa da Askanews. Non equivale ancora a una nuova norma: definisce l’obiettivo politico con cui l’esecutivo intende affrontare un dossier che coinvolge concessioni regionali, concorrenza europea e sicurezza degli approvvigionamenti.
Le grandi dighe e le centrali trasformano l’acqua accumulata in elettricità programmabile. A differenza di solare ed eolico, alcuni impianti possono aumentare rapidamente la produzione quando cresce la domanda. Il valore strategico non dipende quindi soltanto dall’energia annua generata, ma anche dalla capacità di stabilizzare la rete.
Il rinnovo legato agli investimenti avrebbe due effetti da verificare. Potrebbe accelerare manutenzione, ammodernamento e aumento dell’efficienza, ma ridurrebbe lo spazio per nuove gare se applicato in modo esteso. Modalità, durata delle concessioni e compatibilità con le regole europee restano i punti decisivi non ancora definiti.
La questione riguarda soprattutto le Regioni, titolari di molte concessioni, e gli operatori che già gestiscono gli impianti. Un eventuale intervento nazionale dovrà chiarire come valutare gli investimenti promessi, quali controlli applicare e che cosa accade quando un concessionario non rispetta gli impegni.
Il contesto energetico rende la scelta più urgente. Le tensioni internazionali hanno riportato l’attenzione sulla dipendenza dalle importazioni e sulla protezione delle infrastrutture essenziali. L’idroelettrico offre produzione interna e capacità di accumulo, ma resta condizionato dalla disponibilità d’acqua e dagli effetti della siccità.
Per cittadini e imprese non cambia nulla nell’immediato: tariffe, proprietà e gestione degli impianti restano quelle vigenti. Il passaggio da osservare sarà un atto normativo o amministrativo che trasformi l’indirizzo annunciato in criteri applicabili, con obblighi misurabili e tempi pubblici.
