Due soldati israeliani sono stati uccisi e altri quattro feriti da un’esplosione in un edificio nel sud del Libano durante un’operazione di sicurezza. Le autorità israeliane stanno verificando quando sia stato collocato l’ordigno e chi ne sia responsabile.
In una prima fase l’esercito israeliano ha parlato di una violazione del cessate il fuoco. Successivamente il ministro della Difesa non ha attribuito pubblicamente la responsabilità a Hezbollah, segnale interpretato come un tentativo di evitare un’escalation immediata.
Israele ha condotto attacchi nel sud del Libano. Il ministero della Salute libanese ha riferito almeno un morto e dodici feriti in un bombardamento sulla località di Tibnin. Le cifre provengono dalle rispettive autorità e possono essere aggiornate.
La nuova violenza mostra quanto sia instabile la situazione lungo il confine, nonostante l’accordo di sicurezza mediato dagli Stati Uniti.
Nelle stesse ore, rappresentanti di Israele e Libano hanno proseguito a Roma un nuovo round di colloqui facilitati dagli Stati Uniti. Il negoziato mira a ridurre le minacce lungo il confine, rafforzare il controllo dello Stato libanese nel sud e definire il futuro della presenza militare israeliana.
Il dialogo resta quindi sospeso tra due pressioni opposte: la necessità di evitare nuovi combattimenti e la difficoltà di risolvere le questioni militari e territoriali che alimentano il conflitto.
