L'Etiopia ha accusato l'Eritrea di avere lanciato un'invasione nel nord del Paese e di essere avanzata fino a 60 chilometri nel Tigray. L'affermazione è contenuta in una lettera datata 8 ottobre del ministro degli Esteri Gedion Timothewos, inviata ai membri del Consiglio di sicurezza dell'ONU e condivisa con Reuters.
Il documento presenta l'azione come un'aggressione e sostiene che Addis Abeba sia costretta a difendersi. Si tratta della prima posizione ufficiale del governo etiope sulle incursioni segnalate questa settimana; la distanza di 60 chilometri resta una stima attribuita alle autorità etiopi e non una misura verificata in modo indipendente.
Il ministro dell'Informazione eritreo Yemane Gebremeskel aveva respinto le ricostruzioni su un'incursione, definendole parte di un piano etiope per giustificare una guerra contro Asmara. Le due versioni sono quindi direttamente contrapposte.
Reuters riferisce che residenti di Adigrat hanno udito esplosioni nella notte e che il monitor ACLED ha segnalato attacchi con droni contro forze eritree in ripiegamento. Questi elementi indicano un'escalation sul terreno, ma non consentono da soli di stabilire la responsabilità di ogni singolo attacco.
La Commissione africana dei diritti umani ha espresso profonda preoccupazione per le rinnovate tensioni nel nord dell'Etiopia. L'organismo dell'Unione Africana ha richiamato la necessità di proteggere i civili e di evitare un nuovo ampliamento del conflitto.
Etiopia ed Eritrea combatterono una guerra tra il 1998 e il 2000 e firmarono la pace nel 2018. Asmara sostenne poi le forze federali etiopi durante la guerra del Tigray del 2020-2022, ma i rapporti si sono nuovamente deteriorati, anche sul tema dell'accesso etiope al Mar Rosso.
