Il Met Office britannico ha avvertito che l'episodio di El Niño in sviluppo potrebbe diventare il più intenso della memoria recente e forse il maggiore dall'Ottocento. Le ultime proiezioni indicano per la fine del 2026 un aumento superiore a 3 °C delle temperature superficiali del mare nel Pacifico equatoriale rispetto ai valori normali.
La differenza è notevole: un El Niño ordinario è associato a un'anomalia di circa 1-2 °C, mentre oltre 2 °C si parla già di un evento molto forte. Se la previsione superiore a 3 °C si realizzasse, il sistema climatico entrerebbe quindi in un territorio raramente osservato nell'era delle misurazioni moderne.
El Niño è una fase naturale del sistema oceano-atmosfera del Pacifico tropicale. Si sviluppa quando gli alisei si indeboliscono e una grande quantità di acqua calda si sposta verso il Pacifico centrale e orientale. Questo cambiamento modifica la distribuzione del calore e può spostare correnti atmosferiche e zone di pioggia a migliaia di chilometri di distanza.
Gli effetti non sono uguali ovunque. Alcune regioni possono affrontare siccità più severe, altre precipitazioni e alluvioni più intense. Le conseguenze possono raggiungere agricoltura, produzione idroelettrica, incendi, pesca e disponibilità alimentare. Per questo le previsioni stagionali su El Niño vengono seguite non soltanto dai meteorologi, ma anche dai mercati delle materie prime e dai governi.
Secondo il Met Office, il 2027 ha un'alta probabilità di superare il 2024 e stabilire un nuovo record di temperatura media globale. El Niño tende infatti ad aggiungere calore temporaneo a un sistema già riscaldato dall'accumulo di gas serra.
È importante distinguere i due fenomeni: El Niño non è la causa del riscaldamento globale di lungo periodo, ma può amplificarne temporaneamente gli effetti. Quando un episodio molto forte coincide con temperature di fondo già elevate, la probabilità di nuovi record cresce.
Uno dei fronti più delicati riguarda le colture. Cambiamenti nelle piogge possono ridurre la resa di caffè, cacao, cereali e altre produzioni in alcune aree tropicali, mentre eventi estremi possono danneggiare infrastrutture e trasporti. Gli effetti dipenderanno dalla durata dell'episodio e dalla posizione precisa delle anomalie oceaniche.
Le imprese agricole possono adattarsi con scorte, assicurazioni, varietà più resistenti e gestione dell'acqua, ma un evento molto esteso rende più difficile compensare contemporaneamente problemi in più regioni del mondo. È questo il motivo per cui un El Niño eccezionale viene considerato anche un rischio economico.
Il Met Office sottolinea che altri sistemi di previsione mostrano valori estremi simili, ma l'intensità finale dovrà essere confermata dalle osservazioni nei prossimi mesi. Le stime stagionali diventano più affidabili man mano che l'evento evolve, e piccole differenze nelle temperature oceaniche possono produrre effetti regionali differenti.
Gli indicatori più importanti saranno l'anomalia della temperatura superficiale del Pacifico, la forza degli alisei, la distribuzione delle precipitazioni e l'evoluzione delle temperature globali. Il messaggio centrale, però, è già chiaro: il 2026-27 potrebbe rappresentare un test climatico molto più severo dei recenti episodi di El Niño.
