Le autorità serbe stanno cercando di contenere diversi incendi alimentati da temperature estreme, vegetazione secca e raffiche di vento. Le aree più difficili includono zone vicine alla riserva naturale di Deliblatska Peščara e alla città di Kraljevo, dove sono stati impiegati vigili del fuoco, elicotteri e personale militare.
Al momento della pubblicazione non risultavano vittime né abitazioni distrutte nelle principali aree descritte dalle autorità, ma alcuni centri abitati erano minacciati. Il lavoro delle squadre è complicato dalla rapidità con cui le fiamme possono cambiare direzione e dalla scarsità d’acqua provocata dalla lunga siccità.
In Italia, il Ministero della Salute ha collocato tutte le 27 città monitorate al livello rosso, il più alto del sistema di sorveglianza. È la prima volta nel 2026 che l’intera rete si trova contemporaneamente nella fascia di massimo rischio.
L’allerta rossa indica un pericolo per l’intera popolazione, non soltanto per anziani, bambini o persone con malattie croniche. Le temperature elevate, soprattutto quando persistono di notte, riducono la capacità del corpo di recuperare e aumentano il rischio di disidratazione, colpi di calore e aggravamento di patologie.
L’ondata ha prodotto temperature record in più Paesi. La Slovacchia ha raggiunto 42,2 gradi e l’Austria 41,2, secondo i dati riportati da Associated Press. Il caldo sta abbassando i livelli di fiumi come Danubio e Reno e crea problemi alla navigazione, all’agricoltura e alla produzione di energia.
Alcuni impianti nucleari e idroelettrici dell’Europa centrale hanno ridotto la produzione perché l’acqua disponibile è insufficiente o troppo calda per il raffreddamento. È un esempio di come una crisi meteorologica possa trasformarsi rapidamente in un problema energetico ed economico.
Le alte temperature asciugano terreno e vegetazione, rendendo più facile l’innesco e più veloce la propagazione degli incendi. Il vento trasporta scintille e può superare le linee di contenimento. A sua volta, il fumo peggiora la qualità dell’aria e aumenta i rischi respiratori anche a grande distanza.
Non ogni incendio è causato direttamente dal cambiamento climatico, ma un’atmosfera più calda aumenta la frequenza e l’intensità delle condizioni favorevoli agli eventi estremi. Le autorità europee stanno quindi combinando misure immediate, come evacuazioni e divieti, con piani di adattamento più lunghi.
Durante le ore più calde è consigliabile limitare l’attività fisica all’aperto, bere regolarmente, proteggere chi vive solo e non lasciare persone o animali nei veicoli. Chi lavora all’esterno necessita di pause, ombra e accesso continuo all’acqua.
Nelle zone soggette a incendi bisogna seguire le indicazioni delle autorità, evitare strade chiuse e non avvicinarsi per osservare le fiamme. Anche in assenza di incendio vicino, fumo, ozono e temperature elevate possono rappresentare un rischio, soprattutto per chi soffre di disturbi cardiaci o respiratori.